Parigi, 8 gen. (AdnKronos) – “L’attacco di Charlie Hebdo è un atto di guerra” ma i giornalisti che sono stati assassinati ieri “non erano guerrieri. Erano senza odio, senza pregiudizi. Erano dei poeti, delle persone che prendevano in giro, dei pazzi di libertà, dei geni le cui armi erano matite di colore, l’intelligenza della fantasia e della luce. E’ una guerra contro la libertà di scrivere, di disegnare e di creare”. Così lo scrittore marocchino, Tahar Ben Jelloun, in un articolo pubblicato su ‘Le Monde’.
Una guerra, sottolinea, “senza volto contro la laicità, contro la tradizione della satira, dell’umorismo, della derisione, della critica acerba e feconda”. Se gli assassini, prosegue, “hanno gridato ‘Allah Akbar’ è anche contro l’islam e i musulmani che hanno agito. E’ una guerra dichiarata contro la democrazia le cui istituzioni e le leggi rendono possibile un islam repubblicano”.
E’ necessario che la società francese, rileva ancora Ben Jelloun, “i suoi partiti politici, la sua società civile, che tutti noi prendiamo coscienza che i principi del nostro paese, i suoi valori e le sue tradizioni sono nel mirino e minacciati”. Proprio per questo “dobbiamo resistere perché ci riguarda tutti”.