(AdnKronos) – L’Opec, rileva Clò, sembra stia testando il punto di resistenza della produzione statunitense ma “se ci riferiamo ai dati ottobre osserviamo che la produzione negli Stati Uniti è aumentata. La produzione si arresta sotto i costi marginali che sono tra i 10 e i 20 dollari”. In ogni caso, sottolinea l’economista, “i rischi di destabilizzazione per l’economia mondiale sono alti”.
E’ chiaro che per l’Italia, rileva, “un prezzo del petrolio intorno ai 50 dollari riduca il debito commerciale e permetta di trarre benefici per 13-14 miliardi di dollari” ma d’altro conto ci rimetteranno le aziende che importano e c’è “un rischio contagio legato ad un eventuale default di alcuni paesi produttori di petrolio”.
Insomma, spiega Clò, “non ci sono né vincitori né vinti” anche perché in questi anni, rispetto alla precedenti situazione del genere, “è aumentato molto il grado di interdipendenza dei paesi. Tanto più forte è la caduta oggi, tanto più forte sarà il contraccolpo domani. E’ difficile dire quando succederà. Le imprese taglieranno inevitabilmente gli investimenti e la domanda riprenderà fiato spingendo verso un aumento del prezzo del petrolio”.