(AdnKronos) – Il pentito Vito Galatolo racconta agli investigatori di avere visto il tritolo destinato al pm Di Matteo: “L’esplosivo, che io vidi personalmente in occasione di una mia presenza a Palermo per dei processi, era conservato in dei locali all’Arenella nella disponibilità di Graziano Vincenzo ed era contenuto in un fusto di lamiera e in un grande contenitore di plastica dura. Sopra questi bidoni vi era uno scatolo di cartone con all’interno un dispositivo in metallo della grandezza poco più piccola di un panetto. All’interno era composto da tanti panetti di colore marrone avvolti da pezze di tessuto. Ricordo inoltre che all’esterno, la parte bassa del contenitore di plastica blu era umida e con tracce di salsedine. Per tale motivo infatti Graziano mi disse che questo contenitore umido doveva essere sostituito. So che l’esplosivo è stato spostato da Graziano e penso che sia custodito in una sua abitazione con del terreno intorno in località Monreale”.
Cosa nostra non ha mai messo da parte il progetto di uccidere Di Matteo, come spiega ancora Galatolo: “L’intento di organizzare l’attentato non è mai stato messo da parte; una volta ne parlai con Graziano Vincenzo all’interno del Tribunale ed avevamo pensato di posizionare un furgone nei pressi del Palazzo di Giustizia ma non ritenemmo di procedere perché ci sarebbero state molte vittime. Pensammo anche, data la disponibilità della famiglia mafiosa di Bagheria, di valutare se procedere in località Santa Flavia, luogo dove spesso il dottore Di Matteo trascorre le vacanze estive… la presenza di tritolo sul territorio palermitano rende ancora attuale, a mio avviso, il pericolo dell’attentato nei confronti del dottore Di Matteo”. Ecco perché le misure di sicurezza nei confronti del magistrato sono al massimo. Mai come ora.