AREZZO – Fiore all’occhiello del Centro Pari Opportunità della Provincia di Arezzo, l’Agenda delle Donne 2010, che giunge così alla nona edizione, ha come file rouge la lotta al sessismo nella lingua italiana. La lingua, infatti, è una struttura dinamica che accetta neologismi e inglesismi, ma mostra una certa rigidità nei confronti dei cambiamenti legati, soprattutto, a forme femminili di ruoli e posizioni professionali per lungo tempo a quasi esclusivo appannaggio degli uomini. Situazione, questa, che non fa altro che rafforzare gli stereotipi esistenti, poiché non è facile immaginare una donna occupare ruoli che non è possibile definire. "Sono ormai anni che si parla di uso non sessista della lingua italiana e fin dagli inizi alcuni termini sono stati considerati addirittura ridicoli perché non comunemente utilizzati benché linguisticamente corretti – afferma Carla Borghesi, assessore provinciale alla Formazione professionale, Lavoro e Pari opportunità –La lingua italiana, scritta e parlata, mostra ancora troppo spesso la propria dipendenza da uno stereotipo antico e inadeguato. Permane l’imperante utilizzo del maschile, soprattutto nei documenti ufficiali, dove la differenza di genere è completamente ignorata o affidata alla sensibilità di poche persone. Il linguaggio non è neutro, ha un’identità ben delineata e questa nostra Agenda vuole essere stimolo per una riflessione: l’ascesa delle donne nella vita politica e sociale deve condurre a un uso non discriminatorio del linguaggio poiché è chiaro a tutti che "definire è senza dubbio riconoscere"". Ancora oggi, purtroppo, è aperto il dibattito sull’affermazione delle pari opportunità, viste con superficialità e ironia tanto da ledere la dignità e l’appartenenza. Conoscere alcune definizioni legate a tematiche di genere può insegnarci a fare attenzione ad alcuni particolari che nella quotidianità, forse per abitudine, forse per pigrizia, ci sfuggono. "L’accesso delle donne a nuove attività, professioni e posizioni istituzionali e la loro conquista di ruoli tradizionalmente occupati dagli uomini – aggiunge Marilena Pietri, Consigliera provinciale di Parità – rappresentano un passo decisivo, anche se non definitivo, verso il raggiungimento della parità tra uomini e donne sulla scala sociale, politica ed economica. Tuttavia questo percorso in ascesa non è rispecchiato, finora, nella struttura della lingua italiana. E poiché "ciò che non si dice non esiste" è necessario definire le cose con il loro nome che è sempre declinato rispetto al genere". La lingua ha il potere di riflettere forme di discriminazione che però sono considerate normali modi di dire e di ironizzare e, proprio attraverso il linguaggio, le donne apprendono valori e regole, frutto di un retaggio patriarcale, che dà loro la consapevolezza di quale ruolo devono occupare nella società. L’Agenda delle donne 2010 vuole cogliere, quindi, l’occasione per far germogliare una riflessione seria e scevra da pregiudizi sull’uso corretto della lingua, in quanto struttura simbolica in continua evoluzione, che ha lo scopo, non solo di trasmettere parole ma anche – e soprattutto – cultura e la differenza di genere deve necessariamente esserne parte integrante. È possibile ritirare gratuitamente l’agenda presso il Centro Pari Opportunità della Provincia di Arezzo in Piazzetta delle Logge del Grano: tutti i giorni dalle 9 alle 13 e il pomeriggio di martedì e giovedì dalle 15 alle 17.30, tel. 0575-30181.