Roma, 8 dic. (AdnKronos) – Quello che emerge dall’inchiesta che sta investendo Roma è “anche conseguenza dell’inerzia di questo governo e dei precedenti”. A lanciare il j’accuse è Antonio Di Pietro. “Ciò che servirebbe -spiega all’Adnkronos- sul piano tecnico è di una banalità così evidente che quasi mi offende. Renzi dice dobbiamo riflettere: ma lui che fa un decreto al giorno, che chiede la fiducia continuamente, perchè non fa un decreto legge di un articolo con 3 commi?”
“Un provvedimento -aggiunge l’ex pm- che blocchi la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, che ripristini il reato di corruzione per induzione per evitare i rapporti di omertà, che reintroduca il falso in bilancio, che impedisca l’accesso agli appalti pubblici alle imprese condannate per reati societari”.
Se non si fa questo, dice ancora Di Pietro, servono a poco nomine come quella di Raffaele Cantone alla guida dell’Autorità anticorruzione: “nessun dubbio sul valore della persona, ma mi fa pensare ad un chirurgo in sala operatoria senza bisturi. Lo stesso dicasi per la nomina di cui si parla ad assessore a Roma di Giancarlo Caselli e lo stesso accadrebbe se ad esempio chiamassero Di Pietro. Tutte icone di copertura, acqua fresca per lavarsi la faccia, ma gli uomini non bastano, servono gli strumenti”.