(AdnKronos/Washington Post) – L’inchiesta dell’Fbi sulla donna è iniziata lo scorso aprile, dopo che è stata ottenuta l’autorizzazione per controllare i suoi account sul quale comparivano post come “Siamo tutti Is”, e anche affermazioni, quasi da teenager, “I love Is”. Come del resto suona da adolescente il post pubblicato qualche giorno dopo in cui alla sorella confida che “papà è un po’ arrabbiato perché ti sto coinvolgendo in tutta questa roba da jihad”. A luglio così l’Fbi decise di preparare una ‘trappola’ con un agente sotto copertura.
A prescindere dall’accertamento dell’effettivo legame tra Coffman e il gruppo terroristico, il caso è un nuovo esempio della presenza dell’Is sui social network e quindi sulla sua capacità di attirare l’interesse di giovani americani. Due mesi fa una 19enne di Denver si è dichiarata colpevole di aver cercato di andare in Turchia dove avrebbe dovuto incontrare un militante tunisino dell’Is con il quale aveva avviato una relazione su Internet.
E, sempre dalla zona di Denver, il mese scorso tre teenager sono scappate di casa e sono riuscite ad arrivare in Germania, da dove l’intenzione era di recarsi in Turchia e da qui in Siria, prima di essere stati fermate e rimpatriate. Secondo uno dei responsabili della loro scuola le ragazze sono rimaste vittime di “predatori online”.