Home Attualità Calcio: ‘Il pallone smarrito’, come la globalizzazione rovina il gioco

Calcio: ‘Il pallone smarrito’, come la globalizzazione rovina il gioco

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Roma, 17 nov. – (AdnKronos) – – “Il calcio è qualcosa di più di ciò che appare: una metafora della vita e dei conflitti”. Fin dall’introduzione, Gennaro Malgieri, autore del libro ‘Il pallone smarrito’ (Tabula Fati edizioni, pp. 112, euro 10), precisa il grande significato attribuito a quello che è considerato lo sport più bello del mondo. Partendo dall’analisi del Mondiale brasiliano, l’autore ravvisa nel calcio i segni della globalizzazione che ha uniformato mode e stili di vita. Scrive Malgieri riguardo l’omologazione del pallone: “Giocano quasi tutti alla stessa maniera, gli schemi che vengono adottati sono prevedibili e ripetitivi. La bellezza della differenza che un tempo, per esemplificare, faceva di quello brasiliano il più spettacolare calcio del mondo, non esiste più”.
La standardizzazione ha ucciso la fantasia, rovinando il gioco. Diventando “‘globale”, il football ha smarrito le particolarità, i segni distintivi che lo hanno caratterizzato nel corso della sua evoluzione. Ancora Malgieri: “Uniformandosi, le scuole calcistiche tendono ad assimilare moduli e schemi tattici che neppure qualche raro fuoriclasse riesce più a contaminare con il proprio estro, per quanto non manchino volenterosi individualisti purtroppo piegati alle esigenze dei club trasformatisi da società sportive in aziende economico-finanziarie”. Nel volume si intrecciano cronaca e memoria, attualità e passato, storie di campioni di un calcio che fu e miserie contemporanee. Ne emerge un quadro dolceamaro e la consapevolezza che il pallone è sempre più dominato dalla finanza e condizionato da interessi che nulla hanno a che fare con la sue dinamiche agonistiche, tecniche e culturali.
La kermesse di Rio ha evidenziato una nuova geopolitica calcistica. “A parte la Germania, le nazioni europee segnano il passo; quelle latino-americane stanno modificando le gerarchie continentali: Brasile e Argentina non sono più le guide indiscusse, mentre si fanno avanti Cile e Colombia -aggiunge Malgieri-, e l’Uruguay è pronta a fare da guastafeste; tra le africane, che pur promettevano molto negli anni Ottanta e Novanta, sguarnite di campioni attratti dai lauti guadagni in Europa, qualcosa comunque si muove. L’Asia è la grande incognita”. E anche se il pallone si è “smarrito”, la tendenza può essere invertita: non è ancora troppo tardi per “cominciare la ricostruzione”.