Roma, 17 nov. (AdnKronos) – E’ on line, scaricabile dal sito www.mercatoelettrico.org, il nuovo numero della Newsletter del Gestore dei Mercati Energetici (Gme). La newsletter si apre con un intervento di Alberto Clò del Rie sull’inattesa caduta dei prezzi del petrolio. Secondo Clò, se un’eventualità del genere “non poteva escludersi, come isolatamente sostenevano nel 2012 Paul Stevens e Alphavalue, non poteva certo immaginarsi che potesse avvenire in concomitanza con un groviglio di tensioni geopolitiche prima mai osservato, che aveva ridotto l’offerta sino a 3,5 milioni barili al giorni”.
Due, a suo parere, le ragioni della caduta dei prezzi. Dal lato dell’offerta, osserva l’esperto del Rie, “il ciclo degli investimenti che si è avviato dalla metà del decennio scorso, con una spesa totale tra 2003 e 2013 di 4.000 miliardi di dollari. nel solo upstream, che ha generato un sensibile aumento dell’offerta corrente e della capacità produttiva di petrolio (oltre i 100 milioni barili al giorno)”. Mentre, dal lato domanda, “la sua distruzione strutturale nei paesi industrializzati (2005-2013: -5,0 milioni di barili al giorno), quale effetto combinato dell’elasticità ai più elevati prezzi, dei miglioramenti d’efficienza, della recessione, ed il rallentamento congiunturale della crescita della domanda nei paesi emergenti (specie nell’area asiatica)”. Questi fattori hanno generato due effetti “un forte oversupply di greggio” e “un aumento della spare capacity a 7-8 milioni barili al giorno”.
Tuttavia, in entrambi i casi, risulta determinate il ruolo degli Stati Uniti “da cui dal 2005 è provenuta tutta la produzione incrementale di petrolio a livello mondiale”. Da ciò, ne deduce l’analista del Rie, “la capacità di fronteggiare nel breve-medio periodo le tensioni geopolitiche non può estendersi al futuro, qualora le crisi politiche non trovassero una duratura composizione e se non si arrestasse la pressione al ribasso dei prezzi che va già mordendo gli investimenti e, quindi, la futura offerta. Non potendo, evidentemente, farsi affidamento solo sulla shale revolution nord-americana, ma abbisognando il mondo anche della produzione incrementale dell’Irak, del Brasile, della Russia”.