(AdnKronos) – Alla fine del triennio 2016-2018, l’aliquota inferiore potrebbe arrivare al 13 per cento, mentre l’altra al 25,5%. Analogamente, se non verranno raggiunti gli obiettivi in termine di riduzione della spesa, da gennaio 2018 scatterà un ulteriore aumento dell’accisa sui carburanti in misura tale da assicurare in quell’anno maggiori entrate nette per almeno 700 milioni di euro.
Oltre a questo, fa sapere la Cgia, sono previste altre due clausole di salvaguardia subordinate all’autorizzazione da parte dell’Ue di alcune norme di modifica sull’Iva che dovrebbero essere introdotte a partire dal 2015. Il Governo, scrive ancora la Cgia, infatti ha previsto che le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate verso l’amministrazione pubblica siano fatturate senza Iva. L’imposta verrà versata all’Erario dall’Ente pubblico. Per poter applicare questa disposizione è necessaria l’autorizzazione dell’Ue. Nel caso Bruxelles non dia l’ok, scatterà la clausola che prevede l’aumento dell’accisa dei carburanti in modo tale da assicurare maggiori entrate per 988 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015, 2016, 2017 e 2018.
Sempre dal 2015, rileva la Cgia il governo ha previsto l’estensione del “reverse charge” al settore della grande distribuzione. In altre parole, i fornitori di questi ultimi fattureranno senza Iva: spetterà a supermercati e centri commerciali versarla all’Erario. Come nel caso precedente, se l’Ue non darà l’ok vi sarà un ulteriore aumento dell’accisa sui carburanti che dovrà garantire un gettito di 730 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015, 2016, 2017 e 2018.