Roma, 12 nov. (AdnKronos) – Se entro il 2018 il governo non riuscirà a tagliare quasi 29 miliardi di euro di spesa pubblica, le famiglie italiane, tra aumenti dell’Iva e il ritocco all’insù delle accise sui carburanti, potrebbero subire un aggravio fiscale di oltre 1.100 euro. A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia, che ha messo in fila gli effetti delle clausole di salvaguardia che le leggi di Stabilità 2014 e 2015 hanno previsto per i prossimi anni.
“Le clausole di salvaguardia – ricorda il segretario della CGIA, Giuseppe Bortolussi – sono una sorta di garanzia che il nostro governo dà all’Unione europea. In altre parole, il nostro Paese si impegna a rispettare i vincoli di bilancio richiesti a Bruxelles attraverso il taglio della spesa pubblica. Diversamente, scattano automaticamente gli aumenti di imposta che garantiscono comunque i saldi di bilancio. Insomma, l’Esecutivo non è in grado di tagliare sprechi e sperperi? Nessun problema: a pagare il conto sono ancora una volta gli italiani che subiranno l’aumento dell’Iva e delle accise sui carburanti”.
La Cgia ricorda che per il 2016 il governo Renzi dovrà razionalizzare la spesa per 16,8 miliardi di euro: l’importo di tale operazione salirà a 26,2 nel 2017 per toccare i 28,9 miliardi di euro nel 2018. Se questi risultati non saranno raggiunti, è previsto un aumento dell’aliquota Iva di 2 punti a partire dal primo gennaio del 2016, sia per quella attualmente al 10% sia per quella al 22%. Da gennaio 2017 entrambe le aliquote subiranno un altro ritocco dell’1%, mentre dal primo gennaio 2018 aumenterà di un altro 0,5% solo quella più elevata.