(AdnKronos Salute) – “Il ‘dottor Internet’ ha spesso provato a sostituire nell’ultimo decennio il pediatra almeno in apparenza – spiega Giampietro Chiamenti, presidente della Fimp – Quando le mamme vengono in ambulatorio molto spesso arrivano già con una diagnosi in mano, soprattutto quelle con una buona istruzione, ma poi per fortuna finiscono per ascoltare il loro pediatra di fiducia. Perché in fondo quello che conta nel rapporto tra medico-paziente, soprattutto quando il paziente è un bambino, è la relazione di fiducia che s’instaura con la famiglia”.
In questo scenario gli esperti ritengono “fondamentale l’educazione dei genitori a un uso corretto e responsabile dei farmaci di automedicazione”, riconoscibili grazie al bollino rosso col sorriso stampato sulla confezione. “C’è molta strada da fare nel campo della conoscenza della possibilità di affrontare i lievi disturbi, soprattutto quelle più frequenti (rinite, febbre, tosse, stipsi) con i farmaci di automedicazione – afferma Adima Lamborghini, pediatra di famiglia e membro del Centro studi Fimp – Le fonti che i genitori ritengono più affidabili (pediatra, medici di famiglia, farmacista) hanno un ruolo in questo processo, ma occorre una sensibilizzazione anche a partire dai mezzi di comunicazione di massa”.