FIRENZE – Tre eccezionali cimeli galileiani, ritenuti perduti da oltre un secolo, sono stati fortunosamente ritrovati grazie a un collezionista e saranno esposti al pubblico per la prima volta dalla primavera 2010 in occasione della riapertura, dopo radicali lavori di ristrutturazione, dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze, che assumerà da quel momento la denominazione di Museo Galileo.
Si tratta di un dente e di due dita della mano destra prelevati nel 1737 dai resti del grande scienziato toscano nel corso della traslazione della salma nel sepolcro monumentale della basilica di Santa Croce. La Soprintendente al Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini e il Direttore del Museo di Storia della Scienza, Paolo Galluzzi hanno confermato che, sulla base dell’ampia documentazione storica pervenutaci, non sussistono dubbi sull’autenticità del reperto.
Il ritrovamento rappresenta un suggello straordinario ed emblematico dell’Anno dell’Astronomia, che ha recato a Galileo, a 400 anni dalle sue sensazionali scoperte astronomiche, quell’omaggio globale, solenne e incondizionato del quale non poté godere in vita.
Tutto il materiale organico prelevato dalla salma è dunque adesso identificato e conservato in mani responsabili. Come noto, un dito è già in esposizione permanente al Museo di Storia della Scienza, mentre una vertebra è custodita dall’Università di Padova dove Galileo aveva insegnato per quasi venti anni.
Si conclude così una vicenda iniziata la sera del 12 marzo del 1737, poco dopo il tramonto, quando fu finalmente possibile traslocare le spoglie mortali di Galileo e del suo affezionato discepolo, Vincenzo Viviani: dal deposito clandestino, nel quale erano state originariamente sistemate, al sepolcro monumentale di Santa Croce, dove sono ancora oggi conservate, dirimpetto a quello di Michelangelo.
Dalla sua morte (8 gennaio 1642) erano trascorsi 95 anni, durante i quali i continui sforzi dei discepoli e dei Granduchi di dare onorata sepoltura al grande maestro erano risultati vani per l’opposizione delle autorità ecclesiastiche, risolute nel contrastare la celebrazione in luogo consacrato di un uomo condannato “dal Santo Offizio per una opinione tanto falsa e tanto erronea”, che aveva prodotto “scandalo tanto universale al Cristianesimo”.
L’erezione del sepolcro e la traslazione dei resti rappresentava una manifestazione eloquente della ferma volontà dell’ultimo dei Medici, il Granduca Gian Gastone, di rivendicare l’autonomia dello Stato nei confronti delle ingerenze ecclesiastiche. Dare onorata sepoltura a Galileo significò infatti allora affermare in maniera perentoria le prerogative e l’autonomia del governo civile e celebrare lo scienziato pisano come simbolo e martire della libertà di pensiero.
Alla solenne cerimonia partecipò una folta delegazione di uomini di cultura (molti dei quali appartenenti alle logge massoniche che avevano proprio in quegli anni cominciato a diffondersi a Firenze), e di rappresentanti delle più illustri famiglie nobiliari. Balzava agli occhi l’assenza di rappresentanti ufficiali della Chiesa.
Per garantire la fedele trasmissione ai posteri di quell’evento memorabile, un notaio –egli stesso membro autorevole dei circoli massonici- fu incaricato di redigere un verbale puntuale. Grazie a questo documento e alle registrazioni di altri testimoni diretti, conosciamo i nomi di gran parte dei presenti e ogni dettaglio della sequenza di eventi che caratterizzò la cerimonia.
Tra i molti avvenimenti singolari riferiti da quelle testimonianze, l’episodio che genera la sorpresa maggiore nel lettore contemporaneo riguarda il comportamento di alcuni dei presenti al momento dell’ostensione dei resti di Galileo dopo la rimozione del coperchio della bara.
Giovanni Targioni Tozzetti, grande storico delle scienze e competente naturalista, estrasse infatti dalla tasca un coltellino, col quale fu dato avvio all’asportazione di una serie di frammenti organici dal cadavere di Galileo. Al macabro rito parteciparono il raffinato studioso di antichità Anton Francesco Gori, il marchese Vincenzio Capponi, Provveditore dell’Accademia Fiorentina, e Antonio Cocchi, il celebre medico e letterato protagonista dell’introduzione della Massoneria in Toscana.
Grazie alla preziosa registrazione del Targioni Tozzetti sappiamo che dai malridotti resti di Galileo vennero appunto asportate tre dita della mano destra (pollice, indice e medio), una vertebra (la quinta) e un dente. Targioni Tozzetti confesserà di aver resistito a fatica alla tentazione di appropriarsi del cranio che aveva ospitato un cervello di così straordinaria genialità!
Una parte di queste “reliquie” del grande eroe della scienza sono state da allora accuratamente conservate fino ai nostri giorni e precocemente museificate a Firenze (un dito) e a Padova (la vertebra). Delle altre due dita e del dente, acquisiti dal marchese Capponi, erano conosciute le vicissitudini, caratterizzate da continui passaggi di mano, fino al 1905, quando se ne perse ogni traccia, inducendo gli studiosi a ipotizzare che questi singolari reperti fossero andati definitivamente perduti.
Quell’ipotesi pessimistica si è rivelata per fortuna errata. Il cimelio galileiano è riemerso recentemente in un’asta, dove è stato battuto come un lotto del quale era ignota la precisa identità. Si trattava di una teca di legno dalla foggia singolare, realizzata nell’Ottocento, e sormontata da un busto ligneo di Galileo. Al suo interno un’ampolla settecentesca in vetro soffiato che racchiude due dita (pollice e medio) e un dente.
Grazie alla propria competenza e sensibilità, un noto collezionista (che ha chiesto di restare anonimo) ha intuito che il singolare oggetto racchiudeva un mistero intrigante. Ha deciso pertanto di acquisirlo, impegnandosi subito dopo in una serie di approfondite ricerche per identificarne origine e contenuto, grazie alle quali ha potuto identificare i resti di Galileo.
FLORENCE – Three exceptional Galilean relics, deemed lost for over a century, have been found again by chance by a collector. They will be displayed to the public for the first time in spring 2010 on the occasion of the reopening, after radical re-organization, of the Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze, which will then assume the name of Museo Galileo.
These remains consist of a tooth and two fingers from Galileo’s right hand, removed in 1737 from the great Tuscan scientist’s corpse as it was being translated to the monumental tomb in the Basilica of Santa Croce. The Soprintendente al Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini, and the Director of the Museo di Storia della Scienza, Paolo Galluzzi have confirmed the authenticity of these finds.
This event represents an extraordinary, emblematic seal of endorsement to the Year of Astronomy, conferring on Galileo, 400 years after his sensational astronomical discoveries, the universal, solemn and unconditioned homage that was not afforded him in life.
All of the organic material removed from the body has thus been identified and is now in responsible hands. As is known, a finger was already on permanent exhibition at the Museo di Storia della Scienza, while a vertebra is kept at the University of Padua where Galileo taught for nearly twenty years.
This concludes a trail of events that began on the evening of 12 March 1737, a little after sunset, when it was finally possible to transfer the mortal spoils of Galileo and his faithful disciple, Vincenzo Viviani, from the secret storage room where they had first been laid to the monumental tomb in Santa Croce, opposite that of Michelangelo, where they still remain today.
For 95 years after the death of Galileo (8 January 1642) the unflagging efforts of his disciples and the Grand Dukes to give the great master an honoured burial place had been opposed by the ecclesiastical authorities, resolutely refusing the celebration in a consecrated church of a man condemned “by the Holy Office for an opinion so false and so erroneous”, which had brought “such universal scandal to Christianity”.
The erection of the tomb and the translation of the relics was an eloquent manifestation of the firm intent of the last Medici sovereign, Grand Duke Gian Gastone, to proclaim the autonomy of the State from ecclesiastical intrusion. Giving Galileo an honoured burial place meant not only authoritatively proclaiming the prerogatives and independence of the civil government, but also celebrating the Pisan scientist as a symbol of and martyr to freedom of thought.
The solemn ceremony was attended by numerous representatives of the cultural world (many of whom belonged to the Massonic lodges then spreading through Florence) and members of the city’s most illustrious nobility. Conspicuous for their absence were any official representatives of the Church.
To leave to posterity a faithful record of that memorable event, a notary – he too a member of Massonic circles – was charged with compiling a detailed report. Thanks to this document and the records left by other eye witnesses, we know the names of many of those present and every detail of the ceremony.
Among the many curious episodes reported, the one most surprising to contemporary readers is the behaviour of some of those present at the moment when Galileo’s remains were displayed after the coffin lid had been raised.
Giovanni Targioni Tozzetti, a great historian of science and competent naturalist, drew from his pocket a knife, with which organic fragments from Galileo’s cadaver were removed. Participating in this macabre rite were the refined scholar of antiquity Anton Francesco Gori, Marchese Vincenzio Capponi, Director of the Accademia Fiorentina, and Antonio Cocchi, the famed physician and man of letters who had introduced Freemasonry into Tuscany.
Thanks to the precious record left by Targioni Tozzetti we know that, from the badly deteriorated remains of Galileo’s corpse, three fingers on the right hand (the thumb, index finger and middle finger), a vertebra (the fifth) and a tooth were removed. Targioni Tozzetti later confessed that he had found it hard to resist the temptation to appropriate the skull that had contained the brain of such exceptional genius!
Some of these “souvenirs” of the great hero of science have been carefully preserved to this day: one of the fingers in the Florence Museum, and the vertebra in Padua. The other two fingers and the tooth had been taken by Marchese Capponi. Their history, consisting of continuous changes of ownership, was known up to 1905, when all traces of them disappeared, leading scholars to hypothesize that these singular specimens had been definitively lost.
To our great good fortune, that pessimistic hypothesis has turned out to be erroneous. The Galilean memento recently reappeared at an auction, where it was being sold as a lot whose precise identity was unknown. It consisted of a wooden case of unusual shape, fabricated in the nineteenth century, surmounted by a wooden bust of Galileo. Inside it was an eighteenth-century blown-glass vase containing two fingers (the thumb and middle finger) and a tooth.
Thanks to his competence and sensitivity, a collector (who has asked to remain anonymous) guessed that this singular object must hold an intriguing mystery. He decided to buy it, engaging at once in fervent research to determine its origin and content, research that has allowed him to identify the remains of Galileo.