Roma, 17 ott. (AdnKronos) – “Il 25 ottobre saremo in piazza per dire ‘basta’ ai giri di parole: assumere un lavoratore a tempo indeterminato, ma senza la tutela dell’articolo 18, equivale ad assumerlo a tempo determinato, in quanto l’azienda sarà libera di licenziarlo all’interno dei tre anni o più, a seconda di ciò che sarà deciso dal ministro Poletti”. Ad affermarlo in una nota è il segretario confederale dell’Ugl, Ermenegildo Rossi, aggiungendo che “con le modifiche allo Statuto dei lavoratori verranno inoltre azzerate anche le garanzie per coloro che, con un contratto a tempo determinato, fino ad oggi hanno potuto ottenere la stabilizzazione attraverso un procedimento legale”.
L’effetto congiunto del Jobs Act e di molte misure contenute nella Legge di Stabilità, rileva Rossi, “non farà che nuocere ulteriormente a lavoratori e famiglie, e ci chiediamo quando verrà fatto veramente qualcosa per i lavoratori italiani, perché non crediamo affatto che le misure adottate dal governo servano a creare nuova occupazione. Comprendiamo che Confindustria accolga positivamente le novità che si vogliono introdurre, ma continuiamo a domandarci in che modo possano andare a vantaggio di chi lavora, se da una parte le aziende saranno esonerate dai versamenti contributivi per la parte loro spettante, risparmiando anche sull’addizionale dell’1,4% riguardante i contratti a termine, ma dall’altra potranno licenziare liberamente”.
L’impressione, prosegue, “è che ciò che avviene adesso somigli pericolosamente a ciò a cui abbiamo assistito con i maxi-prestiti effettuati dalla Bce, che sono stati per lo più utilizzati per ricapitalizzazioni e operazioni interne alle banche, ma non sono serviti a ridare ossigeno all’economia reale: in questo caso, far risparmiare le imprese non significa automaticamente tutelare i lavoratori, al contrario servono investimenti seri e concreti e politiche industriali lungimiranti. E purtroppo non finisce qui: un altro duro colpo arriverà dalla tassazione dei fondi pensione, che passerebbe dall’11,5% al 20%, mettendo a rischio la stessa sostenibilità della previdenza complementare. In questo scenario, è delirante che ai lavoratori venga proposto l’anticipo del tfr in busta paga, cosa che condiziona e mette a rischio le loro garanzie per il futuro”, conclude.