Home Attualità NO alle macellazioni rituali: la legge deve essere ‘veramente’ uguale per tutti

NO alle macellazioni rituali: la legge deve essere ‘veramente’ uguale per tutti

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La festa islamica di Eid al Adha del 4 ottobre scorso, ha fatto riemergere nuovamente le polemiche relative alle macellazioni rituali. Le normative in atto nel nostro paese (d.l. 333/1998) prevedono lo stordimento obbligatorio dell’animale al fine di ridurne la sofferenza ma grazie ad una deroga ‘per motivi religiosi’ è possibile aggirare l’ostacolo/legge. In questi casi infatti il precetto religioso, vietando di danneggiare l’animale prima della macellazione, ha di fatto impedito una qualunque forma di accordo per quanto riguarda lo stordimento preventivo. L’animale viene quindi ucciso tramite iugulazione, cioè con il taglio della gola che reciderà arterie carotidi, vene giugulari, trachea e esofago.. il tutto quando l’animale è ancora in vita e cosciente; la morte sopraggiungerà lentamente, accompagnata da inevitabili sofferenze, con il completo dissanguamento.

Secondo Animal Equality (organizzazione internazionale in difesa degli animali) che ha svolto un’indagine sotto copertura dagli esiti raccapriccianti all’interno di una delle 200 strutture ‘regolari’ nel nostro paese, quello della cosiddetta macellazione rituale, (halal per gli islamici e kosher per gli ebrei) è anche un giro d’affari che raggiunge i 5 miliardi di euro per macellerie specializzate o negozi di kebab.

Questa disparità di trattamento a spese degli animali ha più volte attirato l’attenzione delle forze politiche che però hanno dovuto scontrarsi con una sorta di muro di gomma. E’ di poche settimane fa però la proposta di legge della deputata Cinque Stelle Chiara Gagnarli che rilancia l’obbligo dello stordimento preventivo per qualunque tipo di macellazione, inclusa quella rituale, escludendo inoltre eventuali differenziazioni tra le varie specie animali.

“La libertà religiosa, quando si traduce in comportamenti esterni”- sostiene il comitato nazionale per la bioetica – “deve rispettare alcuni limiti che scaturiscono dalla comparazione con altri valori tutelati dal nostro ordinamento giuridico”. Ci auguriamo quindi che l’impegno della deputata cortonese possa trovare un seguito anche da parte di altri politici locali affinché diritti che nel nostro paese erano ormai da tempo acquisiti non vengano più rimessi in discussione.

Enpa Sezione Arezzo