Home Nazionale Nobel: Comi, premio a neurologo italiano ci riabiliterebbe dopo Stamina

Nobel: Comi, premio a neurologo italiano ci riabiliterebbe dopo Stamina

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Milano, 8 ott. (AdnKronos Salute) – Nel settore italiano delle neuroscienze “ci sono alcuni scienziati, e io personalmente ho un paio di nomi in mente, che potrebbero a tutta ragione ambire a vincere un premio Nobel per la Medicina”, assegnato quest’anno proprio a tre ricercatori attivi nel campo della neurologia. Ne è convinto Giancarlo Comi, past president della Società italiana di neurologia (Sin) e direttore del Dipartimento neurologico e dell’Istituto di neurologia sperimentale (Inspe) università Vita-Salute, ospedale San Raffaele di Milano. L’esperto se lo augura soprattutto come ‘riscatto’ della comunità scientifica italiana, dopo recenti vicende tra cui il caso Stamina.
Anzi, spiega all’Adnkronos Salute oggi a Milano a margine della presentazione del 45esimo Congresso nazionale della Sin, in programma a Cagliari dall’11 al 14 ottobre, “devo anche dire che spero che in qualche modo questo avvenga. Non sarebbe solo un riconoscimento all’importanza delle neuroscienze, ma anche al contributo che tutti gli studiosi italiani stanno dando a questo livello. E non è per essere provinciali, perché ormai siamo cittadini del mondo”.
Comi auspica ancora di più che il Nobel torni presto in Italia alla luce della fase “di lamentele globali, disperazione e anche di allontanamento dalla scienza” attraversata dal Paese, “perché certe decisioni che noi abbiamo visto assumere negli ultimi tempi, non da persone che ne hanno la competenza ma da chi ha altre responsabilità nel Paese, su terapie più o meno fantasiose di varia natura, credo abbiano gettato una grande preoccupazione sulla nostra consistenza scientifica”.
Di questo, confessa il neurologo, “devo purtroppo quotidianamente discutere con i colleghi stranieri. Se un giudice può decidere se un trattamento è efficace o meno e se può essere utile o no per salvare la vita di una persona, allora vuol dire che il sistema Paese ha perso di vista il sistema di orientamento. Credo che sia un ministero della Salute, un’organizzazione regionale con le dovute conoscenze a dover decidere come e chi deve fare una certa terapia”. Il riferimento, spiega, non è solo a Stamina, ma ai casi più recenti della storia della sanità italiana, da Di Bella in poi. “E’ un tale sovvertimento della logica da porre all’estero una serie di dubbi, che si riflettono negli articoli comparsi sulle migliori riviste internazionali, sulla nostra compatibilità in senso scientifico con i Paesi più sviluppati”.