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Confapi, governo ha dimostrato incapacità a capire pmi

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Roma, 7 ott. (Labitalia) – “Questo è il governo delle chiacchiere e degli annunci. Ha dimostrato un’incapacità totale nel capire i problemi della piccola e media industria”. Così il presidente di Confapi, Maurizio Casasco, commentando con Labitalia l’esclusione della Confederazione dal tavolo convocato per oggi dal premier Renzi con i sindacati. “Dal 1947 Confapi -ricorda- rappresenta le piccole e medie industrie”. “Attualmente rappresenta gli interessi -ribadisce- di 92.787 industrie con 878.293 lavoratori che applicano 20 contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti con Cgil, Cisl e Uil e da sempre promuove e tutela gli interessi delle piccole e medie imprese, oggi principale fonte di lavoro nel nostro Paese”.
“Il presidente del Consiglio Renzi -continua Casasco- si preoccupa della sua immagine e di fare marketing. Ovviamente noi ci mobiliteremo contro il governo che, auspichiamo, cada presto. Un governo, inoltre, che non ascolta le idee, ma forse le ruba solo però per fare marketing”.
“Ho scritto anche a Renzi -continua- per offrire il contributo della Confederazione in merito alle misure essenziali per rivoluzionare lo status quo del lavoro, partendo dall’ascolto del mondo delle piccole e medie industrie private che rappresentiamo e che possono essere intese come un laboratorio di sperimentazione da cui far emergere le risposte di cui il nostro Paese ha bisogno”. Oltre alla mancata convocazione al tavolo con le parti sociali, il presidente Casasco pone l’accento anche sull’ipotesi di introdurre il Tfr in busta paga. “Si pensa così -fa notare- di applicare uno strumento per avere un potenziale aumento dei consumi; aumento che, peraltro, è stato dimostrato, non ci sarà”.
“Anzi, stiamo parlando -rimarca- di una somma che sarà pari agli 80 euro stanziati dal governo e che gli ritornerà indietro sotto forma di tassazione. Renzi dovrebbe realmente preoccuparsi -ammette Casasco- di fare la spending review e di tagliare i costi. E’ un continuo insulto all’intelligenza delle persone: dai 3 mesi per varare le riforme ai 1.000 giorni”.