Roma, 6 ott. (Adnkronos) – “La fine dei giornali è una delle cose più prevedibili del nostro futuro, gli unici che non lo sanno ancora sono i giornalisti. Si tratta solo di stabilire la data del decesso che da Stato a Stato varia tra i 5 e i 10 anni. Ma in Italia come avverrà?”. A predirlo, nel terzo post “sulla morte dei giornali”, è Gianroberto Casaleggio, cofondatore del M5S.
Per stabilire la ‘data di scadenza’ dei quotidiani, che Casaleggio raffigura in un iceberg con su riportati i nomi delle diverse testate, “sono state prese in esame alcune variabili, la prima è la diffusione cartacea, la seconda gli abbonamenti digitali, la terza i finanziamenti pubblici diretti e indiretti ai giornali che sono stati quindi divisi in tre blocchi con rischio alto (chiusura nei prossimi due anni), medio (quattro anni), basso (sei anni)”.
“Se un quotidiano ha una larga diffusione potrà resistere più a lungo – spiega Casaleggio – lo stesso avverrà se le sue politiche di ricavi sul digitale come gli abbonamenti avranno successo, chi vivrà di carità dello Stato, in particolare i giornali di partito o assimilabili con tiratura limitata avranno poche o nulle speranze di sopravvivenza (saranno comprati o chiuderanno i battenti) come è avvenuto per l’Unità”. Seguono i tre blocchi riportati anche nella figura dell’iceberg. “Alto rischio (estinzione dal 2015): Il Foglio; Europa; La Padania; Il Secolo d’Italia. Medio rischio (estinzione dal 2017): ll Fatto Quotidiano; Italia Oggi; Libero; Il Mattino; Il Centro. Basso rischio (estinzione dal 2018): La Gazzetta dello Sport; Il Sole24 Ore; Corriere della Sera; Repubblica. Per il guru del M5S “le politiche di sviluppo della diffusione cartacea unite al digitale potranno essere la ciambella di salvataggio per la stampa che, in ogni caso deve partire da una diffusione importante, se possibile internazionale, e con l’accesso a investimenti per il futuro. Tagliare i costi o concentrare le testate serve solo ad accelerare la fine”.