Home Nazionale Il film del regista russo Alexander Mitta su Chagall in anteprima italiana a Milano

Il film del regista russo Alexander Mitta su Chagall in anteprima italiana a Milano

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Roma, 5 ott. (AdnKronos) – Dal 21 al 26 ottobre a Milano lo Spazio Oberdan Milano, Fondazione Cineteca Italiana, in occasione della mostra “Marc Chagall. Una retrospettiva 1908 – 1985”, in corso a Palazzo Reale fino all’1 febbraio 2015, presenta in anteprima nazionale assoluta, “Chagall – Malevich”, l’ultimo film del regista russo Alexander Mitta.
Il film, interpretato da Leonid Bichevin, Kristina Shneidermann, Anatoliy Beliy e Semen Shikalov, è ambientato a Vitebsk, una città della Bielorussia, e racconta la storia del pittore Marc Chagall quando, nel 1917, viene nominato commissario dell’arte per il governatorato della città.
In poco tempo Chagall riesce a fondare l’Accademia e il Museo di arte moderna, incontrando, tuttavia, la disapprovazione del governo ma soprattutto quella di Kazimir Malevich, pittore russo del XX secolo, pioniere dell’astrattismo geometrico e delle avanguardie russe.
Chagall, di origini ebraiche, nasce nell’Impero russo e in seguito è naturalizzato francese. Nelle sue opere convivono con forza le tematiche legate a queste tre diverse “patrie”, insieme all’amore sconfinato per la moglie Bella e quello malinconico per la sua infanzia.
Le atmosfere oniriche, i mondi surreali e la tenerezza dei personaggi che popolano le sue opere hanno reso l’arte di Chagall un ponte tra la pittura e la poesia. Il film è un tentativo di ricreare il mondo di Chagall e il suo mito all’interno della storia dell’arte.
L’intento del regista consiste nel trasmettere una proiezione drammatizzata della sua creatività sullo schermo cinematografico, basandosi su fatti realmente accaduti e di fantasia, mostrando ad esempio molti dipinti dei due sublimi artisti, opposti tanto nel temperamento, quanto nel modo di porsi nei confronti degli allievi. Il primo, infatti, ha sempre dato molta importanza e attenzione ai suoi alunni, mentre Malevich li ha sempre considerati come dei soldatini a cui inculcare l’idea dell’arte astratta.