Roma, 30 set. (Adnkronos) – Limiti massimi agli stipendi, con cinque tetti fino al limite di 240mila euro previsto dalla legge per i dipendenti della Pubblica amministrazione. Questa l’articolazione del nuovo sistema di retribuzione per il personale di Senato e Camera, deciso oggi, rispettivamente, dal Consiglio e dall’Ufficio di presidenza dei due rami del Parlamento. La disciplina entrerà a pieno regime nel 2018, attraverso una gradualità che in questa prima fase consentirà risparmi per circa 97 milioni complessivi.
Punto di partenza la legge che ha fissato in 240mila euro il tetto massimo di retribuzione nella Pubblica amministrazione, adattata, come ha spiegato Marina Sereni, presidente del Comitato per gli Affari del personale di Montecitorio, “alla peculiarità e all’autonomia” dell’istituzione parlamentare. Di qui la decisione di prevedere più tetti, per garantire una differenziazione tra le varie categorie di personale.
A Palazzo Madama i limiti massimi saranno, rispettivamente, di 240mila, 172mila, 166mila, 115mila e 99mila euro per le figure di consigliere; stenografo; segretario; coadiutore; assistente. Una diminuzione dai 372.314, 256.542, 228.179, 171.809 e 142.572 euro previsti attualmente.
(Adnkronos) – A Montecitorio stessi tetti, rispettivamente, per consigliere; documentaristi, ragionieri e tecnici; segretari; collaboratori tecnici; operatori tecnici e assistenti, che attualmente si attestano su 358.000, 237.990, 156.185, 152.663, 136.120 euro. Si tratta di cifre lorde, alle quali andranno aggiunti gli oneri previdenziali e le indennità di funzione dove previste.
Come detto il sistema entrerà a pieno regime nel 2018. Fino ad allora, per chi supera i nuovi tetti, verrà previsto un taglio della retribuzione attraverso una doppia gradualità: quella temporale, nel periodo 2015-2018, e quella di una riduzione per scaglioni e aliquote crescenti, parametrati a seconda della percentuale di superamento dei nuovi tetti: per la parte fino al 25%, per quella tra il 25 e il 40 per cento, per quella sopra il 40%.
In concreto, al Senato per le cinque categorie di personale questo comporterà una sforbiciata complessiva, rispettivamente, di 82.612, 49.380, 32.097,25, 33.357,88, 23.905,50 euro; alla Camera 65.677,98, 37.630,02, 19.920,41, 24.606,48, 18.380,45. Questo significa che nel 2018 potrà esserci ancora qualche dipendente che si colloca sopra i tetti fissati per la categoria di appartenenza, anche se si tratterà di una quota minima, perchè nel frattempo parte del personale interessato al taglio potrà aver raggiunto i requisiti per il pensionamento.
(Adnkronos) – L’operazione avrà comunque fruttato un risparmio di 36.767.392 euro a Palazzo Madama e di 60.155.642,91 euro a Montecitorio, per complessivi 96.923.034,91 euro. I nuovi tetti saranno raggiunti al ventitreesimo anno di servizio e da quel momento scatterà la possibilità di ottenere un aumento del 10 per cento della retribuzione, sotto forma di incentivo legato ad una valutazione positiva delle prestazioni. Meccanismo che andrà in vigore a partire dal 2016.
Per la prima volta nella storia, ha ricordato ancora Sereni, Camera e Senato hanno adottato una simile decisione insieme, propeduetica all’obiettivo di arrivare all’amministrazione unica del Parlamento, “il modo migliore per accompagnare la riforma costituzionale”.
“Si poteva fare di più ma non era mai stato fatto”, ha detto sempre Sereni, sottolineando che il risultato raggiunto è stato il frutto di “una discussione vera, seria, impegnativa, che ha portato ad una decisione in cui ciascuno ha messo qualcosa. Fa parte del gioco parlamentare al momento delle decisioni avere dei voti diversi”.
(Adnkronos) – “Un fatto di serietà e di coerenza politica, avendo tutti votato la legge” che fissa i tetti per i dipendenti della pubblica amministrazione, ha invece affermato Valeria Fedeli, presidente della Rappresentanza per il Personale di Palazzo Madama.
Nessun “atteggiamento punitivo” nei confronti del personale, hanno puntualizzato entrambe le parlamentari, ma la necessità “di tenere in equilibrio un’attuazione politica della legge”. Ai sindacati è stato dato atto “di essersi misurati con una scelta non facile” e di aver presentato proposte in parte accolte, ad esempio per quanto riguarda il meccanismo di gradualità e di scaglionamento dei tagli.
“Mi auguro che questo dissenso, che rispetto e capisco anche se non condivido le argomentazioni, consenta di far funzionare la Camera”, ha concluso Sereni, riferendosi al malcontento del personale, con l’auspicio che “rimanga nell’alveo delle corrette relazioni”, ha aggiunto Fedeli, ricordando la “particolare eccellenza e qualità” dei dipendenti dei due rami del Parlamento.