Roma, 30 set. (Adnkronos) – Strada ancora in salita per le nomine mancanti alla Consulta. E’ in corso, nell’aula di Montecitorio, la seduta congiunta di Camera e Senato per l’elezione di due giudici della Corte Costituzionale, ma anche il quindicesimo scrutinio non dovrebbe bastare a superare lo stand by attuale, nonostante l’ennesimo appello del Colle a chiudere la partita. In Transatlantico si parla di una nuova fumata nera e della possibilità che si torni al voto giovedì. Il tandem Luciano Violante-Donato Bruno, secondo gli ultimi boatos, rischia di non essere più riproposto, per i veti incrociati e le divisioni interne ai Dem e al partito azzurro.
Bruno è sempre attivo e non perde il sorriso quando i cronisti lo avvicinano, ma ‘radio Montecitorio’ dà in forte calo le sue quotazioni: circolano sempre i nomi di Maurizio Paniz e Giovanni Guzzetta, ma in molti, tra le file forziste, scommettono che c’è un altro candidato, forse un outsider, che ha in mente solo Silvio Berlusconi e per ora resterà coperto. Almeno, fino a quando il Pd non darà segnali sul cambio di cavallo per Violante. Nei capannelli forzisti non si parla d’altro: ”Chi sarà il sostituto di Bruno? Ma soprattutto, la vera notizia è: perchè il Pd non insiste più ufficialmente sulla candidatura Violante?”.
(Adnkronos) – Dentro Fi molti si lamentano del mancato appoggio della Lega, forse dovuto a una strategia sbagliata, soprattutto sul Csm, perchè nessuno avrebbe mai cercato fino in fondo un’intesa con il partito di Matteo Salvini.
Anche Bruno, raccontano, avrebbe fatto notare ai suoi che pesa l’assenza di un accordo con il Carroccio, ago della bilancia nel computo finale, con i suoi 36 voti determinanti tra Camera e Senato. ”Non c’è nessun accordo con noi, per mancanza di interlocutori seri”, conferma il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli. ”Non hanno mai voluto ascoltarci sul Csm”, confida un altro big leghista.
In queste ore circola con insistenza una versione sullo stallo attuale (che non trova conferma ufficiale), secondo la quale, sin dall’inizio, il ticket Violante-Bruno partiva debole e Matteo Renzi e il Cav erano consapevoli da subito che sarebbe caduto sotto i colpi delle rispettive fronde interne. ”Il tandem è stato fatto rosolare per benino e ora è il momento di cambiare cavallo”, dice a mezza bocca un autorevole esponente azzurro.