Roma, 30 set. (AdnKronos) – “I dati Istat del mese di agosto ci dicono che, mentre è ancora in crescita il tasso di disoccupazione giovanile, per la prima volta si registra una riduzione del 2,6% del numero di occupati rispetto al mese precedente. Ma solo una parte ridottissima di tale riduzione si traduce in aumento di occupati, che crescono dello 0,1%. Non vi è quindi spazio per letture ottimistiche, come conferma il Rapporto sul mercato del lavoro presentato stamattina al Cnel, secondo il quale i progressi occupazionali non potranno che essere molto graduali ed i tempi per tornare ai livelli pre-crisi saranno lunghi”. Lo sostiene in una nota il Segretario confederale Cisl Luigi Sbarra.
“Infatti dal 2008 al 2014 sono oltre un milione gli occupati in meno – sottolinea Sbarra – e di questi quasi 800.000 sono posti di lavoro persi nel Mezzogiorno, con un aumento significativo del divario territoriale. L’area del disagio è ancora più ampia se si prendono in considerazione il numero di cassintegrati, il part-time involontario con cui molte imprese hanno reagito alla crisi, l’aumento degli inattivi. Durissimo il colpo per i giovani, penalizzati non solo dall’essere più presenti nei contratti non standard ma anche dall’effetto delle riforme previdenziali”.
“Il lento recupero non può che partire da politiche che aumentino la competitività e la crescita – aggiunge Sbarra – le quali non dipendono solo dalle regole del mercato del lavoro, ma passano inevitabilmente da una forte riduzione del carico fiscale su lavoro e imprese; dal rilancio degli investimenti pubblici e privati ; da una nuova politica industriale a sostegno dei settori e dei territori ; da un utilizzo qualificato dei fondi comunitari, soprattutto nel Mezzogiorno”.
“Le regole del lavoro si possono cambiare – conclude Sbarra – il nuovo contratto a tutele crescenti per i nuovi assunti puo’ essere considerato una opportunita’ ma solo se si mettono nel piatto interventi e risorse per le politiche attive, l’estensione degli ammortizzatori sociali, la eliminazione di alcuni contratti precari come le false partite iva, le co.co.co , co.co.pro , gli associati in partecipazione, per offrire prospettive a chi ha perso il lavoro e ai giovani”.