Home Nazionale Pil: ricalcolo Istat, entrano droga e prostituzione/Adnkronos

Pil: ricalcolo Istat, entrano droga e prostituzione/Adnkronos

0

Roma, 22 set. (Adnkronos) – Una stima complicata ma efficace, per avvicinarsi a una stima esaustiva del prodotto interno lordo. E’ quella prevista dai nuovi criteri europei di calcolo del pil che l’Istat ha applicato per il triennio 2011-2013, includendo le attività illegali che ‘pesano’ insieme all’economia sommersa. Dal momento che “sono praticate da soggetti con forti incentivi a occultare il proprio coinvolgimento, sia come produttori, sia come consumatori, ciò rende molto incerto il carattere delle quantificazioni dei flussi economici da essa attivati”, spiega l’Istat in una nota informativa sul ricalcolo del Pil diffusa il 9 settembre scorso in cui tiene a precisare che l’inclusione deriva da una decisione presa a livello europeo che rende operativo il principio secondo cui “i calcoli che esprimono il reddito di una nazione devono essere esaustivi e quindi tenere conto anche di attività vietate dalle leggi nazionali ma che hanno caratteristiche di scambio volontario tra soggetti economici”.
Tuttavia, per quantificare i proventi che derivano dalle attività prese in esame, ovvero il traffico di droga, la prostituzione e il contrabbando di sigarette o di alcol, nella stima dei conti nazionali, l’Eurostat ha fornito linee guida sulle metodologie di misurazione dell’impatto economico delle tre tipologie di attività considerate nel Pil. “La stima del valore aggiunto e degli altri aggregati quindi si basa su approcci metodologici condivisi a livello europeo che, -spiega l’Istat – dove lo consentono, prendono a riferimento indicatori di domanda. In questo caso, le stime considerano prevalentemente informazioni relative agli utilizzatori finali del bene o servizio illegale e ai loro comportamenti di consumo”.
In generale però, “poichè non esistono indagini statistiche dirette relative a questi fenomeni – prosegue l’istituto nella nota – si considera un variegato insieme di informazioni, dirette e indirette, provenienti da enti pubblici, organizzazioni internazionali, associazioni private e di ricerca, valutandone la qualità attraverso il confronto e l’integrazione dei dati”.
Ma l’inclusione delle attività illegali non è la sola novità del nuovo sistema di calcolo dei conti pubblici (e quindi anche del Pil) a livello europeo. Desta una certa curiosità la riclassificazione delle spese per armamenti sostenute dalle pubbliche amministrazioni da costi intermedi a spese per investimento. Una novità dovuta all’aggiornamento per la Bilancia dei pagamenti del manuale internazionale coerente con il nuovo Sna.
La capitalizzazione delle spese per armamenti vale per i beni considerati capitale fisso nel processo di produzione del servizio della difesa nazionale: rientrano in tale categoria le armi e le attrezzature da guerra inclusi i veicoli, navi, sottomarini e aerei militari; gli articoli a uso singolo come le munizioni sono considerati scorte militari.
Nonostante l’Istat nella nota informativa sul ricalcolo del Pil, precisi che l’impatto di questa modifica sia “limitato, in quanto la spesa per armamenti era già inclusa nei consumi finali delle Pa e quindi nel Pil”, come per la capitalizzazione delle spese per Ricerca e Sviluppo, “si produce un effetto differenziale dovuto al fatto che l’introduzione nei conti di un capitale fisico in armamenti implica la contabilizzazione di un flusso di ammortamenti che, per il settore non market (amministrazioni pubbliche e istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie) genera un effetto positivo sul valore aggiunto”.
Analogamente le spese per Ricerca e Sviluppo nella nuova versione, “sono considerate come spese di investimento in quanto contribuiscono all’accumulazione, tramite capitale fisso intangibile, di capacità produttiva; in precedenza erano registrate come costi intermedi” spiega ancora l’Istat.
Dal lato dei produttori il cambiamento del metodo di contabilizzazione comporta un aumento del valore aggiunto e quindi del Pil, in quanto le spese per l’acquisizione di R&S non vengono più sottratte dal valore della produzione per ottenre il valore aggiunto. Contemporaneamente si viene a creare uno stock di capitale fisso che, a sua volta, darà origine a un flusso di ammortamenti. Nel settore non market invece, si determina una riallocazione dei servizi di R&S da consumi finali a investimenti fissi.
I conti, compilati secondo le nuove regole, devono essere trasmessi alla Commissione Ue, e quindi ad Eurostat, entro il 30 settembre di quest’anno. Mentre la diffusione dei dati da parte di Eurostat, basati sul Sec 2010, è prevista per il 17 ottobre. I nuovi standard internazionali prevedono anche nuove modalità di registrazione degli scambi di beni con l’estero in cui viene privilegiato il criterio del trasferimento di proprietà del bene rispetto al movimento fisico tra le frontiere. Un cambiamento che non modifica il saldo netto dei flussi con l’estero ma ha effetto solo sui livelli delle due correnti dell’interscambio, meno beni e più servizi. Infine, vengono introdotti nuovi e più chiari criteri per la verifica del perimetro della amministrazioni pubbliche.