Cortona (Ar), 19 set. (Adnkronos/Labitalia) – I comuni che hanno deliberato sulla Tasi sono 7.405 su 8.057, e la maggior parte di essi (6.508 comuni pari all’87,89%) ha scelto di applicarla inasprendola. L’aliquota media risulta infatti quasi doppia: l’1,949 per mille rispetto a quella standard (1 per mille) che verrà invece applicata obbligatoriamente nei comuni che non hanno adottato alcuna delibera entro lo scorso 10 settembre. Addirittura 765 comuni, l’11,75% di quelli che hanno scelto di applicare la Tasi, ha applicato una aliquota superiore al 2,5 per mille.
Sono dati presentati questa mattina all’incontro nazionale di studi delle Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani), in corso a Cortona (Ar), nel quale si discute di come rilanciare il lavoro e le attività economiche. I dati sono stati elaborati dalle stesse Acli tramite il loro Centro di assistenza fiscale, Caf Acli, e sono relativi a tutti i Comuni che hanno adottato delibere per fissare le aliquote della Tasi, la nuova tassa sugli immobili.
“Valutando nell’insieme le delibere Tasi – commenta Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli – si percepisce come i Comuni, su cui lo stato ha scaricato gran parte degli oneri delle politiche di austerità, con i tagli ai trasferimenti statali, si siano rivalsi sui cittadini”.
“Ora, se è ammissibile il principio di una tassazione sugli immobili per finanziare i servizi, cosa ben diversa è la situazione attuale dove i comuni usano l’imposizione fiscale sulla casa quasi come una sorta di bancomat, mettendo in forte difficoltà famiglie e imprese, soprattutto i ceti più deboli”, sostiene il presidente delle Acli.
“Prendiamo il caso delle detrazioni: solo poco più di un terzo dei comuni (2.341, il 35,97%) ha ritenuto – osserva Bottalico – di dover prevedere delle agevolazioni. Questo è molto grave, contravviene al principio della progressività dell’imposizione fiscale. E se si va a vedere nel dettaglio, le residue agevolazioni sono anche di minore entità”.
Bottalico porta ad esempio le detrazioni sui figli. “Nel precedente sistema di tassazione -dice- sulla casa erano applicate su tutto il territorio nazionale e a partire dal primo figlio. Con la Tasi solo poco più di un decimo dei comuni (869, il 13,35%) prevede delle detrazioni extra per i figli e spesso queste detrazioni scattano solo dopo il terzo o quarto figlio. Inoltre, nella metà dei comuni (3.874, il 52,32%), il tributo è esteso anche agli immobili in affitto con la possibilità da parte del comune di far pagare una parte dell’imposta anche agli inquilini”.
“Va evidenziato anche il fatto – prosegue Bottalico – che il calcolo della Tasi risulta molto più complesso e non appare certo andare nel senso di una semplificazione amministrativa”.
A Cortona, le Acli stanno discutendo di come rilanciare il lavoro. “Sotto questo profilo – conclude il presidente delle Acli – non possiamo fare a meno di notare che l’applicazione della Tasi, che funge da addizionale Imu su immobili agricoli (in 4.408 comuni, il 59,53% dei comuni) e commerciali e produttivi di ogni tipo (in 3.649 comuni, il 49,28%) finisce per avere delle ripercussioni su quei comparti come agricoltura, l’artigianato, ristorazione ecc. che vengono indicati come settori capaci di creare nuovo lavoro, e di cui si parla molto in vista dell’Expo 2015 sull’alimentazione. C’è una evidente discrepanza tra gli annunci per il rilancio dell’economia e le dinamiche reali della fiscalità locale”.
L’incontro di studi delle Acli si concluderà domani, sabato 20 settembre, con l’intervento di Marianna Madia, ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, e di Gianni Bottalico.