Home Nazionale Lavoro: Cuperlo, governo chiarisca, ridurre diritti è di destra

Lavoro: Cuperlo, governo chiarisca, ridurre diritti è di destra

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Roma, 18 set. (Adnkronos) – “Sarebbe saggio cancellare la caricatura degli innovatori da una parte e dei Flintstones dall’altra. Se gli innovatori sono la destra che pensa di uscire dalla crisi riducendo i diritti e la dignità di chi lavora, io penso sia giusto stare dall’altra parte. Se invece l’innovazione è mettere al centro l’estensione di quei diritti anche a chi ne è privo si apre non un sentiero ma un’autostrada. In termini di principio e strategie”. Così Gianni Cuperlo, deputato del Pd e leader di Sinistradem interviene nel dibattito sulle questioni del lavoro.
“Qua nessuno vuole arrestare l’azione del governo. Ma vogliamo capire cosa ci sarà scritto nel testo della legge delega sul lavoro e nei decreti attuativi. L’emendamento del governo sul riordino delle forme contrattuali non presenta un punto di caduta certo, una direzione precisa, ma lascia aperta la strada a soluzioni che potrebbero essere tra loro opposte. Qua si vuole solo capire se la freccia è nel senso dell’equità o di un’ingiustizia maggiore”, aggiunge.
“Le tre parole chiave per aggredire la recessione italiana (e non solo) sono investimenti, redistribuzione, diritti. L’abolizione della reintegra è un totem? Un tabù? Se davvero fosse solo quello, non si capirebbe la furia che ispira i teorici della sua cancellazione. Il punto è che dietro quella norma c’è banalmente un principio. Non un’ottusa convinzione degna dei libri di storia. Un principio. Togli quel principio e -sottolinea- apri la via a un mercato del lavoro diverso, qualitativamente diverso”. (segue)
(Adnkronos) – Un mercato del lavoro diverso, prosegue Cuperlo, “dove sarà più facile governare ‘l’uscita’ come spiegano con eleganza quelli che hanno studiato. Ma dove soprattutto si sarà certificato che a prevalere è stato un pensiero disposto a sacrificare una parte della parola ‘dignità’ nel nome di un’efficienza fasulla e priva di qualunque riscontro”.
“Questo mestiere di solito lo fa la destra. E’ la destra che parla di apartheid. Noialtri dovremmo pensare che la via giusta è quell’altra. Fare ciò che nessuno fa: investimenti pubblici come leva di quelli privati, immaginare i settori dove investire perché saranno quelli che descriveranno il profilo produttivo tra cinque o dieci anni. Picchiare la mano sul tavolo e dire che questa è la sola linea che può salvare l’Europa. Ecco, io credo che nel Pd e in Parlamento sia necessaria una discussione per arrivare ad un testo che abbia il segno dell’equità e metta al centro l’estensione dei diritti a chi non li ha”.