Milano, 18 set. (Adnkronos) – “Una storia di ordinaria corruzione”, in cui i protagonisti “sono tutti professionisti, nessuno millanta, sono soggetti affidabili che rispettano i patti e gli impegni”. È una delle frasi della requisitoria del pm di Milano Claudio Gittardi nel processo contro Massimo Gianluca Guarischi, ex consigliere regionale di Forza Italia, finito in manette nel marzo scorso nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità lombarda.
Ricordando il rapporto tra Guarischi e l’imprenditore Giuseppe Lo Presti, il pm ricostruisce “la regola” che ha caratterizzato “gli ultimi 10-15 anni” la sanità lombarda: “la regola era che non si concludevano appalti se non si avevano intermediari legati a referenti politici e se non vi era disponibilità da parte delle imprese a versare denaro”. Come Lo Presti è un “imprenditore serio” così Guarischi, accusato di corruzione e turbativa d’asta, è un “intermediario affidabile”. Un legame, a dire dell’accusa, in cui la corruzione, “la formazione della provvista” avviene “prevalentemente in contanti”.
Nel novembre 2013 è lo stesso imprenditore a raccontare in aula come con Guarischi “avevo concordato di dargli il 3% del valore degli appalti che mi garantiva, in parte in contanti in parte attraverso l’emissione di fatture false”. Per l’altro imputato, l’ex direttore dell’azienda ospedaliera Luigi Gianola, i pm Gittardi e Antonio D’Alessio, hanno chiesto la condanna a un anno e sei mesi di carcere per la sola accusa di turbativa d’asta, mentre è stata sollecitata l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” in relazione all’altra accusa di corruzione.
“Per ora abbiamo convinto i pubblici ministeri che il reato di corruzione è inconsistente, contiamo di convincere i giudici che non sussiste neppure quello assai meno grave reato di turbativa d’asta”, il commento della difesa di Gianola.