Vienna, 18 set. (Dall’inviata dell’AdnKronos Salute Lucia Scopelliti) – Un’epidemia che ha colpito 32 milioni di persone in Europa e assorbe il 9,3% del budget dedicato alla sanità. Sono i numeri del diabete: nel 2013 faceva i conti con la malattia l’8,1% della popolazione adulta del Vecchio Continente. Più di 271 mila le vittime (di malattie correlate), un morto ogni 2 minuti. Molti altri europei, invece, sono a rischio di entrare nell’esercito dei malati: si stima che 33,5 milioni soffrano di una ridotta tolleranza al glucosio, un precursore del diabete. E le previsioni per il futuro indicano numeri in costante crescita. L’ipotesi è che i malati possano raggiungere quota 38 milioni nel 2035. Il quadro è stato tracciato in occasione del 50esimo meeting annuale dell’Easd (European Association for the Study of Diabetes), che domani chiuderà i battenti a Vienna.
Nei 5 Paesi più grandi – Francia, Germania, Italia, Spagna e Uk – i costi diretti della malattia arrivano in tutto a 90 miliardi di euro, mentre i costi indiretti superano i 98 miliardi fra produttività ridotta, assenze dal lavoro, pensionamenti anticipati, pagamento di benefici sociali. La spesa sanitaria per una persona con diabete è in media 2.450 euro.
Il problema, spiegano gli esperti, è che ancora la diagnosi e il trattamento non risultano ottimali. Se lo fossero, si potrebbero evitare ricoveri ospedalieri e ritardare o prevenire le complicanze (un malato su 2 muore per problemi cardiovascolari, il 10-20% per crisi renali) e invece ogni anno sono quasi 253 mila i ricoveri per diabete ‘fuori controllo’ e 551 mila quelli per complicanze della malattia. Più della metà delle persone con diabete di tipo 2 sotto trattamento insulinico non raggiunge i target dei livelli di glucosio nel sangue fissati dai medici.
Anche in Italia la metà dei diabetici non è a target con l’emoglobina glicata, secondo lo studio ‘Riace’ che ha esaminato i dati di oltre 15 mila pazienti della Penisola. E addirittura non centrano gli obiettivi di un buon compenso glicemico circa due terzi dei soggetti con breve durata di malattia e senza complicanze. “Proprio quelli – ha fatto notare il presidente della Società italiana di diabetologia (Sid), Enzo Bonora – nei quali andrebbero perseguiti obiettivi più stringenti di terapia per prevenire le complicanze”.