– “Unità di crisi furono subito attivate all’interno dei ministeri degli Esteri di Francia, Spagna, Svizzera e Italia che lavoravano 24 ore su 24” scrive il Times. Nel gruppo degli ostaggi vi era l’italo-svizzero Fedrico Motka, rapito nel marzo del 2013, che poi fu rilasciato lo scorso maggio. Mentre i governi europei si facevano carico delle trattative – in almeno un caso furono i servizi di intelligence a rispondere ai terroristi usando le mail dei familiari – “i Foley e le famiglie degli altri ostaggi americani furono lasciati soli e praticamente all’oscuro di tutto”.
“Erano molto cordiali, ma il problema era che non avevamo nessuna informazione riguardo a quello che stava facendo il governo, e qualcosa faceva per noi. Ogni piccola informazioni l’abbiamo dovuta ottenere da soli” racconta ancora la madre di Foley, spiegando di aver saputo solo lo scorso maggio che gli altri ostaggi venivano rilasciati in cambio di soldi.
L’editore del giornalista, il GlobalPost, ha speso milioni dollari di tasca propria per ottenere informazioni. E, quando venne a sapere che, secondo alcune fonti, erano stati pagati anche 4,5 milioni di dollari per un ostaggio, iniziò con la famiglia una raccolta di fondi con l’obiettivo di raccogliere 5 milioni, sfidando anche il rischio di essere incriminati. Ma l’Fbi li bloccò. (segue)