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La crisi del comparto Legno – Arredo non scoraggia le aziende

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La crisi del comparto Legno – Arredo non scoraggia le aziende

AREZZO – La crisi sta rischiando di mandare al tappeto molte aziende della Toscana, che in media registrano un calo di fatturato del 20% con una perdita di circa 13000 posti di lavoro. Per quello che riguarda nello specifico il comparto “Legno Arredo”, il calo del fatturato è ancora più vistoso, poichè sfiora il 35%. Le difficoltà stanno attanagliando sempre più anche l’Alta Valle del Tevere tosco-umbra, anche se le aziende tentano in tutti i modi di lottare con le unghie e con i denti per rimanere sul mercato. “L’anello debole delle nostre piccole aziende – dichiara Domenico Gambacci, presidente nazionale della federazione di comparto per Confartigianato Imprese – è costituito dai rapporti con il mondo bancario: il 40% delle nostre imprese non ha un “rating” sufficiente per beneficiare dell’erogazione di finanziamenti da parte delle banche, che stanno attuando una politica di chiusura verso le aziende, nonostante i vari proclami che vengono lanciati in ambito locale e nazionale. E’ leggermente migliore il rapporto con istituti di credito su piazza comprensoriale, nei quali il rapporto banca-azienda-persona viene preso in considerazione. Noi artigiani, “uomini del fare”, non vogliamo assistenzialismo a “pioggia”; vogliamo che il sistema bancario e la politica compiano assieme a noi il giusto percorso per poter ripartire in questo momento di forte contrazione. Noi crediamo nelle nostre aziende e nel nostro lavoro; per rientrare sul mercato – sottolinea Gambacci – c’è bisogno di investire in sistemi di lavorazione nuovi ed è su questo aspetto che tutti dobbiamo insomma scommettere. Non illudano i dati forniti dalle istituzioni, in base ai quali il numero delle aziende sarebbe in aumento: è il più bugiardo dei risultati! Non ha senso la chiusura di aziende strutturate con decine di dipendenti e l’apertura di altre realtà improvvisate, molte delle quali fondate da individui che hanno perso il posto di lavoro e che molto spesso sono arrivati a giocarsi l’ultima carta. Si tratta di ditte che nascono e muoiono velocemente: fare l’imprenditore non è semplice – continua Gambacci – tanto più adesso che l’economia non va. Come Confartigianato stiamo lavorando per realizzare progetti di valenza territoriale e nazionale finalizzati ad aggregare aziende, aumentare la massa critica e comunicare in tempo reale agli artigiani tutte le notizie inerenti al comparto, per cui è stato anche creato ed è da circa una decina di giorni in rete il portale nazionale www.confartigianatolegnoarredo.it. Nonostante la crisi, per rendere l’idea della dinamicità delle nostre aziende è bene puntualizzare che vi sono anche realtà che avrebbero bisogno di assumere personale ma trovano difficoltà nel reperirlo per carenze di natura culturale. Gli artigiani del legno non sono più una sorta di “mastri Geppetto”, ma hanno anche bisogno di figure professionali in grado di supportare le più moderne tecnologie. Dobbiamo perciò far capire ai nostri giovani che non tutti possono diventare laureati, correndo poi il serio rischio di non avere alcuna possibilità di entrare nel mondo del lavoro. E’ necessario di conseguenza venire incontro agli istituti tecnici professionali che sono in sofferenza di iscritti, come dimostrano a Sansepolcro i casi dell’Ipsia “Francesco Buitoni” (ex Margaritone) e dell’istituto d’arte. Solo lavorando tutti insieme si può uscire dal tunnel e allora lancio una sfida: noi artigiani mettiamo il nostro impegno, la nostra voglia di fare e i nostri soldi, a costo anche di trascurare le nostre famiglie; ma anche la politica e le banche debbono recitare la loro parte con i fatti e non con le parole e i proclami”, conclude Gambacci.