Home Nazionale Ricerca: studio Italia-Usa apre a terapie per Sla e forma demenza

Ricerca: studio Italia-Usa apre a terapie per Sla e forma demenza

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Milano, 20 ago. (AdnKronos Salute) – C’è un filo rosso che collega la sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e la demenza frontotemporale (Ftd). Le due patologie neurogegenerative hanno infatti basi neurobiologiche comuni, secondo una scoperta italo-americana che “rappresenta un importante momento sulla strada dello sviluppo di una terapia efficace per due malattie”, spiega Vincenzo Silani, neurologo dell’Irccs Istituto Auxologico Italiano e dell’università degli Studi di Milano, fra gli autori dello studio pubblicato su ‘Neuron’ e sostenuto da Arisla (Fondazione Italiana di ricerca per la Sla), ministero della Salute e fondi comunitari.
Nel 2011, ricorda Silani, si è capito che “la causa più frequente delle forme sia sporadiche che familiari delle due malattie è rappresentata dalla mutazione del gene C9orf72 con espansione di 6 basi (GGGGCC)”. Ora, collaborando con diverse istituzioni statunitensi, l’Auxologico (Dipartimento di fisiopatologia medico-chirurgica e dei trapianti) e il Centro Dino Ferrari dalle Satale di Milano, con Silani, Antonia Ratti e Claudia Morelli, hanno contribuito a definire la struttura molecolare dell’Rna patologico trascritto dall’espansione del gene C9orf72 (denominato r(GGGGCC)exp), disegnando 132 piccole molecole in grado di legare questo Rna malato per neutralizzarne l’effetto tossico. Tre di queste molecole si sono dimostrate efficaci in vitro, sia su cellule (fibroblasti) ottenute dalla cute dei pazienti, sia in cellule neuronali da esse derivate.
“L’impiego di tali molecole di sintesi all’uomo dovrà guadagnare una serie di ulteriori rigorose evidenze sperimentali, nonché informazioni relative alla sicurezza di impiego”, precisano gli autori.
“Un ulteriore importantissimo risultato conseguito con questo lavoro – prosegue Silani – è l’identificazione di un biomarcatore di patologia nel liquido cefalo-rachidiano: il gene C9orf72 espanso per multipli di 6 basi (GGGGCC) produce infatti proteine denominate c9RAN, che sono state per la prima volta evidenziate anche nel liquido cefalo-rachidiano di pazienti affetti da Sla portatori della mutazione, rispetto ai controlli sani e ai pazienti affetti da Sla non portatori della mutazione”.
“Il significato del lavoro recentemente pubblicato è quindi rimarchevole – riassume il neurologo – perché suggerisce un approccio terapeutico per i pazienti affetti da Sla e/o Ftd con espansione del gene C9orf72, fornendo inoltre un biomarcatore sensibile utilizzabile per verificare l’efficacia biologica del trattamento”.
Inoltre, conclude Silani, “la strategia descritta per ottenere direttamente cellule neuronali da fibroblasti ottenibili dalla cute dei pazienti fornisce un modello biologico di straordinario valore per ricapitolare in vitro la patologia umana e, in contemporanea, per definire l’efficacia terapeutica di molecole di impiego clinico, permettendo di confrontare il risultato clinico con l’effetto biologico”.