Milano, 15 lug. (Adnkronos) – “È vero che di Silvio Berlusconi si è detto tutto il male possibile in questo Paese” ma “ci sono dei limiti di credibilità” nel ritenere che l’ex premier “possa interessarsi a fabbricare dei passaporti falsi. Non ci si venga a dire che la parentela è un’invenzione di Berlusconi perché è la stessa Ruby a vantarsi prima di questa parentela” con l’ex presidente egiziano Mubarak. Così Franco Coppi interviene nella sua arringa nel processo milanese che vede imputato l’ex premier.
Per il difensore, il leader di Forza Italia era all’oscuro della vera identità della giovane marocchina e non avrebbe avuto senso per Berlusconi raccontare quella “solenne palla” agli uomini della questura di Milano a cui si rivolge per chiedere di interessarsi del caso Ruby. Che motivo aveva per dire una bugia “se sapeva che erano in corso degli accertamenti su quella ragazza, quanto poteva durare la questione? Pochi secondi”.
E infatti gli accertamenti dimostrano che Ruby è una minorenne marocchina e la presunta bugia viene “bruciata in pochi minuti”. Una “bugia dalle gambe corte” che a dire del legale dimostra che “soltanto quella sera” del 27 maggio 2010 Berlusconi “prende coscienza di come stanno veramente le cose”. E anche un’altra circostanza, il vertice Italia-Egitto del 19 maggio 2010, dimostrerebbe la buona fede dell’allora presidente del Consiglio: “solo un pazzo poteva andare a dire a Mubarak – conclude Coppi – di aver conosciuto una sua parente”, sapendo di mentire.