Home Cultura e Eventi Cultura Pozzanhere di Sottopasso: 18 artisti si confrontano

Pozzanhere di Sottopasso: 18 artisti si confrontano

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S’inaugura venerdì 24 luglio alle 18,30 nella sala di S. Ignazio in via Carducci ad Arezzo, la mostra Pozzanghere di Sottopasso, promossa dall’Arci in collaborazione con l’Assessorato Politiche Giovanili del Comune di Arezzo.
La mostra, nata da un'idea collettiva di diciotto artisti, curata da Matilde Puleo, riunisce le opere di: Adriano Annino, Maria Caleri, Serena Caruso, Stefano Cattaneo, Jaime Dobbertin, Roberto Donati, Vincenzo Errico, Federica Fabbriciani, Marco Garbin, Marco Guerrucci, Flavia Luglioli, Manuela Mancioppi, Gianna Murazzo, Alabano Ricci, Amarilli Soriente, Luca Squarcialupi, TZE’ (Simona Canacci & Erica Laurenzi) che traggono spunto dal carattere evocativo e simbolico della pozzanghera.
La mostra, allestita nella Sala di S. Ignazio, ornata dal prestigio dei dipinti e delle sculture barocche, “ha ispirato un allestimento in orizzontale – spiega la curatrice Matilde Puleo – al fine di assecondare la natura della pozzanghera. Con questa mostra, abbiamo cercato di restituire ai giovani gli spazi e le competenze giuste”.

L’esposizione, come tutte le cose che nascono completamente dal basso, ha l’intento e la volontà di affrontare una sfida e un tempo di riflessione sul mondo attuale. Quello delle pozzanghere è un mondo in cui l’opera deve trovare un posto dove stare. È un mondo scomodo, nel quale la parola “esporre” non è più un verbo facile ma il sinonimo di un confronto. Molte le tipologie d’intervento: un’elaborazione esatta e fedele della pozzanghera (duo TZE’, Gianna Murazzo e Stefano Cattaneo) a cui aggiungere pozzanghere vere e proprie (Adriano Annino, Manuela Mancioppi), come luoghi di continua e inafferrabile ricerca del sé. Altre condensazioni d’acqua si presentano sia nella loro versione poetica (Jaime Dobbertin, Flavia Luglioli, Soriente Amarilli, Marco Guerrucci e Serena Caruso) o nella leggerezza delle forme (Maria Caleri e Luca Squarcialupi). Altre ancora riflettono invece le ottusità sociali (il “clandestino” di Marco Garbin) o la necessità di costituire un legame fisico tra le opere in mostra (Federica Fabbriciani). Il tutto accompagnato dagli elaborati scritti (Albano Ricci, Roberto Donati e Vincenzo Errico), da intendersi come malinconico specchio di una cultura che smarrisce i propri valori.

“Il percorso – spiega per l’Arci Nino Materazzi – parte da un progetto del 2007: SKA, ovvero spazi creativi aretini. Voleva essere un progetto di promozione di tutte le forme artistiche giovanili. Dunque – continua Materazzi – Non solo un evento, ma un processo formativo di cui l’evento doveva rappresentare la verifica, il punto di arrivo. L’edizione del 2007 raggiunse già alcuni obiettivi, ma la situazione richiedeva una continuità d’intervento e un allargamento al mondo dell’associazionismo aretino. Quella del 2008, che si conclude con l’esposizione, è un nuovo inizio con la speranza che si possano allargare i contatti con altre realtà”. Un appello dunque a far sì che per questi giovani artisti, conclusosi il percorso, si aprano nuove strade, nuovi momenti di formazione e ovviamente possibilità concrete di dare risalto e visibilità alle loro opere.