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Economia artigiana col segno meno

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Economia artigiana col segno meno

AREZZO – Anno di crisi il 2008 per l’economia artigiana aretina: -20,1% la variazione 2007-2008 del fatturato provinciale artigiano. Il comparto manifatturiero, determinante sul ciclo provinciale, è quello che perde maggiormente, contraendosi di un terzo rispetto al 2007. Le costruzioni arretrano del 13% rispetto ai ricavi registrati nel 2007. Il comparto moda aggregato (tessile-abbigliamento più pelle-calzaturiero) perde l’11,7% del giro d’affari rispetto al 2007, in particolare sul primo semestre del 2008. È il settore pelle-calzature a subire le perdite più consistenti sui consuntivi 2008 (-20,6%), per una cifra di fatturato pari a oltre 7 milioni di euro. La metalmeccanica arretra del 13,5%. L’oreficeria, il cuore del manifatturiero aretino, registra una flessione del 60% del fatturato rispetto al 2007. Quanto agli investimenti, il 2008 si chiude con valori più che dimezzati rispetto al 2007 (-52,7%). Esiste un fenomeno di stabilizzazione degli investimenti già effettuati, ma non è sufficiente a spiegare la spirale negativa che ormai è presente almeno dal secondo semestre 2007.
I dati sullo stato di salute dell'artigianato aretino resi noti da CNA Toscana nell'ambito del Progetto Trend – realizzato in collaborazione con Irpet ed Istat – non lasciano spazio a dubbi.
”La crisi mondiale e la consistente contrazione del fatturato hanno minato il clima di fiducia dell’imprenditoria artigiana aretina – commenta il Presidente CNA Arezzo Andrea Sereni – e c'è da aspettarsi che quando avremo i dati del primo semestre 2009, il quadro non risulterà certo migliore”.
“Analizzando le misure di contrasto alla crisi varate in questi giorni dal Governo – rileva Sereni – non vedo interventi capaci di incidere significativamente sulle difficoltà delle piccole e medie imprese. Prendiamo la detassazione al 50% degli utili reinvestiti: in una fase in cui gli investimenti sono calati forse sarebbe più opportuna una diversa tassazione degli utili non distribuiti (non reinvestiti) per sostenere il rafforzamento patrimoniale”.
Sul versante fiscale tra le imprese cresce il timore di dover corrispondere imposte sui ricavi stimati dagli studi di settore, ma difficilmente conseguibili in anni di crisi. “Per il 2009 – sostiene Andrea Sereni – la revisione dovrà essere ancor più incisiva nella riduzione degli importi dei ricavi stimati. Gli studi di settore potranno avere un futuro solo se sapranno adeguarsi con tempestività ai mutamenti congiunturali”.
Per il Presidente CNA uno stimolo alla ripresa può venire dagli appalti pubblici: “bisogna garantire alle piccole imprese una quota delle forniture e dei lavori pubblici e invertire il meccanismo che affida gli appalti ad un'azienda capofila. Le amministrazioni pubbliche, nell'ambito della propria discrezionalità, richiedono infatti le stesse procedure per grandi infrastrutture e piccole opere, penalizzando le piccole imprese anche quando avrebbero le caratteristiche e le capacità progettuali. L'attuale contesto normativo relega quindi le piccole imprese nel recinto del subappalto, senza alcun sistema di garanzie. E' l'appaltatore che determina quindi i prezzi, i margini di guadagno e le condizioni di pagamento delle imprese che eseguono i lavori”.
E poi l'accesso al credito che resta uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo delle piccole imprese.
“Mentre negli ultimi mesi il credito alle imprese più grandi ha continuato a crescere – sostiene il Presidente Sereni – quello destinato alla pmi si è invece ridotto in termini assoluti (appena il 20% del totale degli impieghi al sistema produttivo). E ciò nonostante la dinamica delle sofferenze appaia non significativamente influenzata dalla dimensione aziendale”.
Le piccole imprese registrano il progressivo ampliamento degli spread tra tassi attivi e passivi, l'allungamento dei tempi di concessione e la richiesta di garanzie sempre più onerose. La stessa questione del tetto per la commissione di massimo scoperto è stata vanificata dall'introduzione di nuove voci di costo sui fidi di conto corrente.
“Di fronte a questa situazione – conclude il Presidente Sereni – bisogna rivedere i criteri di Basilea 2 e coniugare alla sana e prudente gestione bancaria nuovi criteri di valutazione del merito creditizio delle piccole imprese, criteri che tengano in considerazione l'affidabilità e la reputazione dei richiedenti sulla base di dati qualitativi, che possono essere recuperati solo attraverso un forte legame col territorio”.