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Il vino da messa? Non è rosso, ma bianco

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Roma, 2 lug. – (Adnkronos) – Il vino da messa? Contrordine, non è rosso a simboleggiare il sangue di Cristo. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, è bianco. La ragione è dettata da pura convenienza: il bianco macchia di meno paramenti e arredi sacri e quindi è meno penalizzante. A raccontare i piccoli 'segreti' dietro gli altari, Roberto Bava, titolare dell'omonima ditta vitivinicola a Cocconato d'Asti che da diversi anni organizza seminari internazionali dedicati al 'vino sull'altare', che ha investito tempo e risorse nella produzione del vino da messa, ed è anche tra i fornitori del Vaticano.

"Il vino rosso ha certamente una valenza più simbolica, ma nella maggior parte dei casi – dice Bava – i parroci, durante l'eucarestia, utilizzano il vino bianco. La ragione è la più banale che si possa immaginare: sporca di meno paramenti e arredi sacri. E, anche se si versa durante la messa, la macchia si nota meno". In Oriente i preti hanno risolto il problema utilizzando tovaglie rosse sugli altari.

Bianco o rosso, quel che conta è che il 'vino divino' sia doc perchè "se è adulterato da sostanze non regolari – spiega il produttore – anche la messa viene invalidata. In Australia, ad esempio, consentono di aggiungere delle sostanze per aromatizzare il vino. Da noi è impensabile, perchè la celebrazione sarebbe nulla". E così, dalla mente di Bava è uscito 'Alleluja', barocco Moscato liquoroso che va per la maggiore anche nella Santa Sede, dove l'etichetta parla chiaro: 'Ex genimine vitis, impollutum' (vino naturale, incorrotto, nato dalla vite). Per le chiese di tutto il mondo, poi, l'enologo realizza 'Malvaxia Sincerum', un passito ricavato dall'uva rossa di Schierano con tanto di etichetta in latino, autorizzazione del Vicario Foraneo e timbro della Curia Vescovile di Casale Monferrato.

Non solo laici, a produrre vino da messa ci pensano anche i monaci e le suore. Rinomato è il vin santo, vino rigorosamente da messa prodotto in Umbria dai monaci. Ma pure le suore non sono da meno. E' il caso delle 'Sorelle del vino bianco', come sono state ribattezzate, che operano da novant?anni nelle Langhe, a Santo Stefano Belbo, dove sorge il monastero delle Figlie di San Giuseppe. In questo paese si produce uno speciale 'Moscato', richiesto dai sacerdoti di tutta Italia per la celebrazione della messa. Le suore si tramandano oralmente i segreti della vinificazione, lavorano in silenzio, nel loro monastero e si avvalgono anche della professionalità di un enologo langarolo, che consiglia quali uve Moscato comprare sui mercati locali e quali accorgimenti tecnici seguire, sotto la supervisione della Madre Superiora, nelle varie fasi della vinificazione e dell?imbottigliamento.

Nessuna concorrenza tra di loro. La scelta dei preti, infatti, solitamente ricade sul vino più economico e su quello che regge di più le alte temperature. Dice Roberto Bava: "L'Alleluja, per entrare nello specifico, è sempre un moscato come quello prodotto dalle Giuseppine ma è più secco rispetto a quello delle suore. Preferito, dunque, dai preti del nord. Mentre nelle zone dove ci sono più alte temperature, i parroci preferiscono utilizzare i vini più liquorosi che si conservino maggiormente e che sopportino di più il calore". Non a caso, nelle sagrestie non è difficile trovare parroci accorti che si sono dotati di un piccolo frigorifero per meglio conservare il vino.

Anche le isole possono contare su religiose incallite produttrici di vino 'celeste'. A Villa Muscas, in Sardegna, operano le suore del vino della compagnia delle Figlie del Sacro Cuore Evaristiane. L?attività viticola delle suorine è iniziata nel 1939. I vini prodotti nascono dalle coltivazioni biologiche dell?azienda agricola della comunità e si contano otto etichette, l?ultima delle quali è quella del Novello 2003, il Saturnino. La Superiora generale dell?ordine, suor Margherita Piludu, dice che "la produzione di vino costituisce un valido aiuto per il finanziamento delle opere socio-assistenziali dell?ordine".

Dal nord al sud del Paese, insomma, è tutto un pullulare di produttori di 'vino divino'. Cionostante, pare che i consumi di vino da messa siano in calo. "Ma non diamo la colpa alla crisi economica – afferma l'astigiano Roberto Bava -. Il calo è dovuto alla diminuzione dei fedeli a messa. Se poi ci aggiungiamo i divorziati che non possono fare la comunione…".

Articlolo scritto da: Adnkronos