TEHERAN – Sono stati rilasciati cinque dei nove dipendenti iraniani dell'ambasciata britannica a Teheran, che erano stati arrestati ieri con l'accusa di aver svolto un ruolo nelle proteste contro il presidente mahmoud Amadinejad. La notizia, annunciata dalla televisione di stato iraniana, è stata confermata dal portavoce del ministero degli Esteri Hassan Ghashghavi, il quale ha aggiunto che Teheran non intende ridurre il livello dei rapporti diplomatici con la Gran Bretagna o qualsiasi altro paese europeo e non cerca nessun "avventurismo diplomatico", ma gli altri paesi non devono interferire nei suoi affari interni.
Il portavoce ha anche riferito che il ministro iraniano degli Esteri Manouchehr Mottaki e il suo omologo David Miliband hanno avuto un colloquio, nel quale il capo del Foreign Office ha assicurato che Londra non intende interferire negli affari iraniani. Il portavoce ha negato che vi sia l'intenzione di chiudere alcune ambasciate straniere, dichiarando che tale misura "non è prevista". Ghashghavi ha infine ripetuto la richiesta di risarcimento alla Svezia per i danni alla propria ambasciata a Stoccolma, causati venerdì da un assalto di esuli iraniani.
Intanto il Consiglio dei Guardiani ha iniziato oggi il riconteggio del 10% dei voti delle contestate elezioni presidenziali iraniane del 12 giugno. Lo ha reso noto la televisione satellitare di stato iraniana, al Alam. Il riconteggio, su un 10% di schede prese a caso, si svolge a Teheran e nelle preovince, e verrà terminato entro questo pomeriggio. I risultati saranno reso noti nelle successive 24 ore.
Il Consiglio dei Guardiani, massimo organo legislativo iraniano, fra l'altro preposto al controllo della validità delle consultazioni elettorali, aveva già annuncaito di voler condurre il riconteggio. Ma sia Mir Hossein Moussavi che Mehdi Karroubi, i candidati sconfitti che hanno fatto ricorso contro i brogli, avevano respinto questa proposta chiedendo l'annullamento del voto e nuove elezioni.
Articlolo scritto da: Adnkronos/Ign