ROMA – In Italia aumenta il numero dei festival che promuovono arte e cultura nel contesto più generale del turismo. Ce ne sono 1200 l'anno, quasi 4 al giorno, per un giro d'affari di circa 450 milioni di euro in 12 mesi. Il fenomeno ha attirato l'attenzione di studi importanti, quello di Federculture, ha evidenziato che le manifestazioni negli ultimi anni si sono moltiplicate.
Dal canto suo il professor Domenico De Masi, da anni motore e anima del Festival di Ravello, ha spiegato che "di fronte alla sciattezza della televisione e all'eccesso di noia delle università, i festival diventano luoghi dove acculturando la gente, si muove turismo. Se poi si considera che nel nostro esempio il costo di cinque mesi di programmazione è pari ad una Prima della Scala con introiti per 20 o 30 milioni di euro, è facile spiegarne il successo. E anche se la proliferazione potrebbe costituire allarme per una certa dispersione di fondi pubblici, per centinaia di Festival che proliferano, solo 20 o 30 sono significativi sul piano nazionale. Esempi eccellenti, tra le discipline diverse da quelle musicali, il Festival della letteratura di Mantova, quello della filosofia di Modena, dell'economia di Trento o delle scienze di Genova".
Ma un grido di allarme viene da lanciato da
Roberto Grossi, presidente nazionale di Federculture (l'Associazione Nazionale che riunisce le aziende pubblico – private mirate ai servizi per la cultura, il turismo e lo sport) secondo cui "la stretta economica in cui versano gli enti locali, rischia di mettere in crisi livello dell'offerta culturale".Conti alla mano gli investimenti richiesti per l'organizzazione generale dei festival, sono si 24 milioni di euro l'anno, contributi per il 63% pubblici e in piccola parte da privati.
Le cifre mettono in evidenza la crescita del fenomeno festival, sia in termini di crescita e sviluppo sia come fattore decontestualizzante della cultura.
Articlolo scritto da: Adnkronos/Ign