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Ue: l’esperto, rimettere in discussione Mercato unico e redistribuzione surplus

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Roma, 5 mag. (Labitalia) – Rimettere in discussione modalità e termini dell’atto sul Mercato unico, costruire un reale meccanismo di redistribuzione dei surplus eccessivi, richiedere un piano di rientro dell’eccedenza di aiuti di Stato ricevuti dalla Germania. Queste le proposte, per il semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, di Stefano Filippini Lera, esperto di Finanza d’impresa, e membro di ‘Progetto 30’, gruppo di giovani professionisti italiani.
“Le difficoltà dell’industria italiana -spiega a Labitalia Stefano Filippini Lera- sono dovute ai ‘vizi’ del nostro Paese, mentre i successi di quella tedesca sono frutto delle ‘virtù’ germaniche? Falso. Risultati così diversi non sono, in realtà, che due facce della stessa medaglia: se la Germania ride, l’Italia piange”. “In 12 anni, grazie all’euro, la Germania -fa notare- ha accumulato 1850 miliardi di surplus commerciali: più della metà verso gli altri paesi dell’area euro. 60mila euro a famiglia, 35mila dei quali da paesi vicini. Un bel gruzzolo”.
“La locomotiva tedesca va forte – sostiene Lera – perché ha venduto tecnologie e macchinari alla Cina la quale, grazie a quelle tecnologie e quei macchinari, ha prodotto scarpe, magliette ed altri manufatti di base che ha, poi, esportato in Occidente, a dazi sempre più bassi”.
“Tutto questo ha messo in ginocchio – continua – la nostra economia che, storicamente, godeva di un’importante quota di mercato proprio in quelle produzioni. Se la Germania va bene, dunque, è per le stesse ragioni per le quali l’Italia va male. Un divario ulteriormente accresciuto dai 600 miliardi di euro di aiuti Ue, ottenuti dalla Germania negli ultimi venti anni, a fronte dei soli 200 miliardi di aiuti ricevuti nello stesso periodo dall’Italia”.
“Il che significa che le famiglie tedesche -rimarca Stefano Filippini Lera- hanno ricevuto circa 15 mila euro più di quelle italiane: 70 euro netti al mese a famiglia per 20 anni. La ‘manovra Renzi’ la Germania l’ha già fatta, grazie agli aiuti europei e, quindi, anche grazie a noi. Cifre, queste, delle quali nessuno parla mai”.
“Non solo: mentre Italia e Sud Europa – precisa – continuano ad importare prodotti tedeschi, anche grazie all’impossibilità di variare il cambio (moneta unica) e correggere i prezzi, applicando barriere doganali (mercato unico), la Germania ha progressivamente diminuito i propri acquisti dal Sud Europa, sostituendoli, probabilmente, con più convenienti produzioni asiatiche”.
“L’Italia paga anche il prezzo – osserva – di gravi problemi interni (corruzione e evasione fiscale), ma questo non mette affatto in discussione la natura distorta del meccanismo illustrato. Il grave gap commerciale tra Germania e Italia non solo dimostra che, al contrario di ciò che recitano i dogmi di certa economia, la liberalizzazione dei mercati non è, di per sé, un fattore positivo, ma evidenzia anche la necessità di adottare alcuni correttivi”.
“Un mercato unico, per di più con una moneta unica, non dovrebbe esistere in assenza – precisa Stefano Filippini Lera – di meccanismi compensativi e redistributivi tra le diverse aree che lo compongono, così come accade all’interno di un unico Stato sovrano. Ad oggi, però, in Europa non esiste niente del genere”.