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Cisl: lotta a falso lavoro autonomo, al via campagna sindacato

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Roma, 16 apr. (Labitalia) – Rispettare, sostenere e tutelare il lavoro autonomo ma combattere quello ‘spurio’, che ha ben poco di autonomo e tanto di sfruttamento contrattuale della parte piu’ debole. Parte da qui la campagna della Cisl per salvaguardare il lavoro autonomo ‘genuino’ contro quello, invece, proposto da “datori di lavoro con pochi scupoli”. Una realtà, quella autonoma, che coinvolge oltre 1 milione di lavoratori: 650 mila i co.co.pro; 50mila i collaboratori presso le pubbliche amministrazioni; 50 mila lavoratori associati in partecipazione e 260 mila i professionisti a partita Iva. E dentro questi numeri, oltre allo sfruttamento, anche un mondo senza diritti come i co.co.co che disconono malattia, maternità, indennità di disoccupazione formazione, oltre a “retribuzioni decisamente inferiori” a quelle dei dipendenti.
Da qui la proposta, presentata oggi, che si pone due obiettivi precisi: disincentivare il lavoro autonomo spurio, aumentandone i costi, contributivi e retributivi e introducendo norme per rendere impossibili i falsi rapporti autonomi; e sostenere e rafforzare chi sceglie il lavoro autonomo vero, con tutele dignitose.
Quattro le proposte messe in campo in via generale: introduzione di un tetto percentuale massimo, sull’organico, che comprenda tutte le tipologie diverse dal lavoro subordinato a tempo indeterminato che ‘rovesci’ la logica attuale che prevede tetti di impiego “paradossalmente solo alle forme più tutelate, vale a dire al contratto a termine ed alla somministrazione”; introduzione, per tutti, dell’obbligo di contratto scritto con specificazione del servizio richiesto, compensi e tempi di consegna: miglioramento delle tutele in caso di malattia, sia per quanto riguarda l’indennità di malattia ospedaliera che per quella domiciliare, con il riconoscimento della contribuzione figurativa; estensione a tutti dell’Aspi in caso di disoccupazione.
In particolare, si legge nella proposta Cisl, per i co.co.pro si dovrebbe “accelerare il percorso di parificazione della aliquota contributiva, ora al 28,72% a quella del lavoro dipendente pari a 33%”, mentre i co.co.co, tutti esclusivamente nella Pa, dovrebbero “essere trasformati in contratti che garantiscano maggior tutela, professionalizzazione e adeguata retribuzione, accelerando il percorso di stabilizzazione”.
Per quanto riguarda le partita Iva, invece, la lotta a quelle false passa per il sindacato o da un inasprimento della norma della legge Fornero, “ad esempio imponendo la trasformazione direttamente in rapporto di lavoro subordinato in presenza di condizioni che lo facciano ritenere falso” presumendosi la monocommittenza, o rendendo più stringenti le condizioni stesse, o ancora restringendo l’ambito delle esclusioni. O ancora: estendendo la norma già in vigore per i co.co.pro., che impone un compenso non inferiore a livelli stabiliti, per ciascun settore di attività, sulla base delle retribuzioni contrattuali per mansioni equivalenti oppure ponendo i 2/3dell’aliquota contributiva a carico del committente.
Per quanto riguarda l’associazione in partecipazione con apporto esclusivo di lavoro, invece, la Cisl riflette se sia meglio “inasprire le norme che consistono nella trasformazione del contratto in uno di lavoro subordinato a tempo indeterminato nel caso il numero degli associati sia superiore a tre, o se non vi sia effettiva partecipazione agli utili, o se la prestazione non sia connotata da competenze elevate. Oppure agendo sul fronte del salario “imponendo un compenso non inferiore a livelli stabiliti, per ciascun settore di attività, sulla base delle retribuzioni contrattuali per mansioni equivalenti”. O ancora agendo sul fronte contributivo “mettendo “2/ 3 della aliquota a carico del committente”.