Venti studenti della Facoltà di Architettura dei Firenze, dipartimento di restauro, sono rimasti impegnati per una settimana in un workshop svoltosi in Fortezza. Dopo il convegno del 24 aprile su questo monumento simbolo della storia e dell’identità di Arezzo, il gruppo guidato dal professore Maurizio De Vita ha sostato in città da lunedì 4 maggio fino al pomeriggio di venerdì 8 quando nella Sala Rosa di Palazzo Comunale è stato fatto il punto sulle attività svolte.
Attività costituite da rilievi fotografici, altimetrici e planimetrici dei locali interrati recentemente riportati alla luce e di quelli non interrati già conosciuti, ovvero le volte lungo il lato della Fortezza che insiste sul cimitero monumentale. Il Comune di Arezzo ha messo a disposizione vitto e alloggio, la disponibilità del personale dell’Archivio Storico dove gli studenti si sono recati per ricerche e studi documentali a sostegno della loro “impresa” e il primo piano della cosiddetta “casina del custode”, dove l’equipe di De Vita ha potuto allestire uno spazio adeguato per ordinare, catalogare e compiere un prima valutazione dei rilievi.
Il Comune di Arezzo si propone, grazie a questo ulteriore momento di collaborazione con l’Università di Firenze che dura oramai da oltre un anno e sta dando risultati proficui, di avere una rappresentazione, la più esatta possibile, degli ambienti in questione. Esistono, infatti, già rilievi della Fortezza, privi tuttavia dell’esattezza che possa consentire un’individuazione planimetrica perfetta. Obiettivo funzionale alle successive opere di consolidamento e restauro che l’amministrazione comunale ha messo in cantiere.
Queste, interamente finanziate in questa fase dall’amministrazione stessa per 1.000.000 di euro, attualmente riguardano il restauro della volta del camminamento, che precederà la sua pavimentazione in pietra e la sua valorizzazione tramite adeguata illuminazione, i primi interventi sul Bastione della Spina per la sua messa in sicurezza, lo studio delle coperture rinvenute, la ripulitura delle strutture murarie, i paramenti rivolti verso il cimitero riportati alla stessa quota per consentire la loro pavimentazione, i rilievi del Bastione della Diacciaia. Fra un mese partirà il restauro del paramento murario.
Già con queste primi opere, la Fortezza ha prodigato sorprese e scoperte straordinarie: saloni bellissimi nascosti, volte a botte lungo i percorsi verso le porte di entrata e uscita come quella del Soccorso, spazi utilizzati come rifugi antiaerei durante la seconda guerra mondiale e il basamento della Chiesa di San Donato in Cremona, uno degli edifici di culto più importanti dell’Arezzo alto-medievale. In merito a quest’ultima, segue la nota della Soprintendente Archeologa Silvia Vilucchi:
Saggio esplorativo Fortezza medicea. Bastione della Chiesa.
Il breve saggio esplorativo effettuato è consistito nell’apertura di una trincea realizzata con mezzo meccanico fino alla profondità di m. 3 circa. La limitatezza dell’indagine e la difficoltà di operare con un piccolo mezzo meccanico ad una notevole profondità, con lo spostamento di notevole masse di terra prima del raggiungimento di un livello antropizzato (anche se soltanto di abbandono e di distruzione) non ha consentito che in modo assai limitato l’acquisizione di dati sulla realtà archeologica dell’area della Fortezza e sulle sue evidenze strutturali e stratigrafìche.
A tale profondità sono venute in luce alcune strutture molto significative che verosimilmente appartengono al complesso dell’antica chiesa di San Donato in Cremona, sebbene non si siano individuate le strutture perimetrali. Distrutto ed abbandonato agli inizi del ’800, l’edificio dovette essere demolito e fortemente spoliato. Un livello di interro alto circa m. 3 (derivato dallo spargimento delle terre di risulta dello sterro praticato al centro dell’area della Fortezza nel dopoguerra per la costruzione della grande cisterna) ha obliterato questo livello di abbandono.
Nel saggio sono state individuate: una tomba/ossario dei tipo “ad arca” con pareti in mattoni e volta a botte di cui è conservata l’imposta su uno dei lati lunghi; due silos granari a fiasco costruiti in mattoni legati da malta ed intonacati all’interno, uno dei quali è stato solo parzialmente svuotato, con coronamento superiore rivestito da una lastra di pietra serena sagomata; tre strutture in pietrame legato con malta di forma pseudo-circolare (fondazioni di basi di colonne'); uno spezzone di struttura con andamento Nord-Sud che conserva due fìlari di pietre ben squadrate, su una fondazione di pietrame e malta. Le strutture appaiono fondate su un livello di terreno contenente molte ossa umane non in connessione anatomica, probabilmente residui della distruzione di una preesistente area cimiteriale. Sono stati inoltre rinvenuti due lastroni squadrati in travertino non in posto. Non è stato individuato alcun piano pavimentale.
La presenza di silos granari all’interno della chiesa attestata in documenti d’archivio, ci confortano nella identificazione dell’edificio sacro, seppur nell’ambito di un'indagine così limitata. È stato poi condotto un brevissimo saggio in profondità dalla quota delle strutture descritte (m. 2 x 0,60 x 2,50), raggiungendo m. 5,50 di profondità dal piano di campagna originale: in tale saggio, al di sotto di un ulteriore livello ricco di ossa umane e di un altro livello contenente tracce di carbone, frustuli di laterizi e ceramica post antica, è finalmente emerso un interessante strato, spesso circa m. 0,50-0,60, costituito da terreno rossiccio molto compatto, con numerosissimi e minuti frammenti ceramici di età etrusca (arcaica ed ellenistica): bucchero, impasto, un frammento di kylix a vernice nera particolarmente lucente (forse d’importazione), pareti di ceramica a vernice nera. Tale livello copre uno strato sottostante (appena intravisto), giallastro e galestroso (forse prossimo alla roccia di base'), non scavato.
L'indagine archeologica si è fermata a questo punto ed è per ora sospesa.