ROMA – Il ritorno al nucleare non piace agli italiani. Se pur con motivazioni differenti, la maggioranza dei cittadini boccia il ricorso al nucleare come forma di energia e si dice contraria, per il 45,75 contro il 38,7 dei favorevoli, all'attivazione di centrali sul nostro territorio. E' il 'verdetto' che emerge dai dati dell'Eurispes, che nel Rapporto Italia 2009 ha voluto verificare la propensione degli italiani a fronte della decisione di impegnare nuovamente il nostro Paese in uno sforzo economico e tecnologico per il ritorno all'energia nucleare, alla quale l'Italia rinunciò con il referendum del 1987.
Il rapporto dell'Eurispes è stato illustrato oggi, a Roma, dal ricercatore dell'istituto, Nicola Ferrigni, nel corso del convegno sul tema 'Il nucleare in Italia tra referendum e nuove proposte', promosso dalle facoltà di Scienze della Comunicazione e di Sociologia e presentato dal professore Gaetano Borrelli.
Uno scarto di una percentuale di 7,4% separa, dunque, i contrari dai favorevoli al nucleare. Un no che sembra essere motivato soprattutto, per il 27,3%, dai rischi che tale scelta comporterebbe mentre un 18,4% non ritiene questa una soluzione rapida per risolvere i problemi connessi all'energia. Tra i favorevoli, invece, gli orientamenti si dividono tra quanti ritengono che il nucleare è una buona soluzione per porre rimedio alla crisi energetica (30,1%) e una parte minoritaria di coloro che pongono come unica condizione la locazione delle centrali in luoghi distanti dalla zona nella quale abitano (8,2%). Non mancano infine alcuni cittadini che dichiarano di essere indifferenti nei confronti della questione (4,2%).
Il rapporto dell'Eurispes analizza la questione anche da un'angolazione di natura politica. Il 71,5% dei cittadini che si dichiara di sinistra è contrario al nucleare a causa dei rischi che comporta (47,3%) e perché crede che esso non risolva rapidamente i problemi (24,2%). Seguono gli appartenenti al centrosinistra, contrari complessivamente nel 55,6% dei casi, che segnalano con percentuali elevate i rischi (32,6%) e la non immediatezza dei risultati (23%).
Il campione si spacca per quanto riguarda gli elettori di centro che si dicono favorevoli nel 41,6% dei casi e in egual misura contrari (41,7%). Nel centrodestra (65,9%) e a destra (55,4%) sono più numerosi i favorevoli, che ritengono il nucleare una buona soluzione per risolvere la crisi energetica (rispettivamente 51% e 50%) o che pongono come unica condizione che le centrali siano installate lontano dai loro luoghi di residenza (rispettivamente il 14,9% e il 5,4%).
L'istallazione di centrali nucleari sul territorio vede soprattutto contrari i residenti nell'area del Nord-Ovest (49,5%), nel Meridione (47,9%), nelle regioni centrali (47,2%) e nel Nord-Est (45,7%). Si distacca in maniera netta la percentuale di contrari rilevata nelle Isole (33,1%). Pertanto, tra coloro che si dichiarano favorevoli al nucleare, si distingue in maniera decisa il dato riferito alle isole dove si registra la più alta percentuale, il 50%, fra quelle riferite alle altre aree geografiche. Segue il Nord-Est con il 42,5%, le regioni centrali con il 40,2%, il Sud con il 33,5% e infine il Nord-Ovest con il 31,7%.
Si schierano poi contro il ricorso al nucleare come fonte di energia soprattutto i giovani dai 25 ai 34 anni (50,3%), così come coloro che hanno un'età compresa tra i 35 e i 44 anni (49,8%). Il 45,2% dei giovani dai 18 ai 24 anni e il 44,6% dei 45-64enni fanno comunque registrare percentuali elevate tra i contrari. Quest'ultima fascia d'età, d'altro canto, è quella che è maggiormente rappresentata tra coloro che invece si dichiarano a favore del nucleare (41,7%). Tra i contrari sono più elevate le quote di quanti hanno conseguito un diploma di maturità (47,1%) o una laurea (49,7%), rispetto a chi è in possesso di un titolo di studio di livello più basso.
La condizione occupazionale vede una prevalenza di intervistati a favore del nucleare tra chi ha lo status di casalinga/o (51,6%), seguiti da quanti sono in cerca di prima occupazione (48,4%). Il fronte dei contrari, invece, mostra una percentuale più elevata tra gli studenti (50,7%), gli occupati (50%) e quanti si trovano in cerca di nuova occupazione (41,8%).
Articlolo scritto da: AdnkronosIgn