Accesso al credito sempre più difficile per i piccoli imprenditori. Tra inizio dicembre 2008 e metà gennaio 2009, la quota di giovani imprenditori che ha registrato un peggioramento nei rapporti con le banche cresce dal 26,2% al 30,9%. Tuttavia, anche se la crisi economica si fa sentire, non blocca le capacità occupazionali delle piccole imprese che, nel 2008, hanno aumentato l’occupazione dello 0,4% e per il 2009 prevedono di accrescerla dello 0,3%.
Questi sono solo alcuni dei dati che emergono dal terzo Osservatorio di Confartigianato sull’imprenditoria artigiana giovanile presentato all’Assemblea Nazionale dei Giovani Imprenditori di Confartigianato sul tema “Sfidare la crisi” svoltosi a Firenze il 6 e 7 marzo.
La stretta del credito sulle piccole imprese guidate da giovani si fa sentire soprattutto con un incremento delle garanzie richieste dalle banche: “Infatti, – precisa Filippo Galastri Presidente Provinciale dei Giovani imprenditori di Confartigianato – tra dicembre 2008 e metà gennaio 2009, è raddoppiata, passando dal 20% al 41,3%, la quota di imprenditori che denunciano questo problema. Inoltre è aumentata dal 23,8% al 30,7% la quota di imprenditori che lamentano spread e costi bancari troppo elevati. Sale al 25,1% inoltre, la percentuale di giovani imprenditori che nel secondo semestre 2008 hanno visto aumentare l’indebitamento”.
Ad aggravare la situazione della liquidità aziendale dei piccoli imprenditori vi è il fenomeno dei ritardi di pagamento della Pubblica Amministrazione nei confronti delle piccole imprese fornitrici di beni e servizi. Il tempo medio di pagamento degli enti pubblici è di 3,8 mesi, anche se le imprese da 10 a 19 addetti devono aspettare fino a oltre 5 mesi.
Crisi e stretta creditizia, però, non minano la fiducia che i giovani capitani d’impresa ripongono nelle proprie risorse e nella propria attività. Nel corso dell’ultimo anno, infatti, il 35,9% delle aziende ha operato investimenti per lo sviluppo dell’azienda, sopratutto per sostituire e rinnovare attrezzature (64%), con il risultato principale di conseguire una maggiore produttività del lavoro (54,5%). Una determinazione a potenziare la propria impresa testimoniata anche dal fatto che, per finanziare gli investimenti, ben il 39,7% delle imprese ha impiegato risorse proprie.
Secondo l’Osservatorio, in un 2008 condizionato dalla crisi, il 76% delle imprese artigiane italiane guidate da giovani ha lasciato invariato il numero dei propri dipendenti e il 13,3% ha assunto nuovo personale. Tuttavia, nonostante la disponibilità di lavoro stabile e duraturo, nell’artigianato continua l’emergenza manodopera. Infatti, secondo le rilevazioni di Confartigianato, gli imprenditori artigiani dovranno rinunciare a dare lavoro al 32% della potenziale manodopera che, in valori assoluti, corrisponde a circa 50.000 posti di lavoro.
“Motivo principale, denunciato dal 43,2% di noi imprenditori, – continua Galastri – è la difficoltà di reperire personale qualificato o con una precedente esperienza lavorativa specifica. Al secondo posto tra le cause della difficoltà di reperimento di manodopera nell'artigianato, lamentato dal 23,5% degli imprenditori, vi è la mancanza di strutture formative adeguate. Un dato che sottolinea l’attuale distanza tra il mondo del lavoro e le scuole professionali, e più in generale con il sistema della formazione. Al terzo posto nella classifica delle difficoltà a trovare personale, il 14,8% degli imprenditori denuncia la scarsa disponibilità ad orari e mansioni flessibili manifestata dai lavoratori.”
Che le piccole imprese siano un importante serbatoio di occupazione stabile e qualificata, soprattutto per i giovani, è confermato dal fatto che l’87,2% del personale impiegato nelle imprese artigiane ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato e che 8 imprenditori su 10 assumono gli apprendisti al termine del periodo di apprendistato.