Home Nazionale Guantanamo interviene Biden: ‘I detenuti non resteranno negli Usa’

Guantanamo interviene Biden: ‘I detenuti non resteranno negli Usa’

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BRUXELLES – I detenuti scarcerati dopo la la chiusura di Guantanamo non rimarranno negli Stati Uniti e se non potranno ritornare nel loro paese di origine andranno "in un altro paese". Lo ha affermato, in un'intervista televisiva, il vice presidente Usa Joe Biden affrontando il nodo più spinoso che l'amministrazione democratica dovrà affrontare per chiudere la pagina: il destino dei circa 250 prigionieri ancora detenuti. "Se non sono cittadini americani o legalmente residenti, allora, anche se sono stati rilasciati per ordine di un giudice federale, non potranno rimanere negli Stati Uniti", ha detto Biden parlando alla Cbs

"Verranno rimandati nel loro paese di origine, non rimarranno qui" ha poi ribadito il vicepresidente che, rispondendo alle domande dell'intervistatore, ha affrontato anche la spinosa questione dei detenuti che non possono essere rimpatriati in paesi d'origine che non li vogliono o che hanno un discusso curriculum in materia di rispetto dei diritti umani. "E' vero, questo è un problema – ha detto – io ed il presidente stiamo affrontando un caso alla volta, stiamo cercando di renderci conto di quello che abbiamo ereditato: cercheremo molto probabilmente di restituirli ad i loro paesi di origine o ad un altro paese".

Tra le questioni più urgenti, quella dei detenuti iuguri, minoranza islamica cinese che si batte per l'indipendenza, che non possono essere rimpatriati in Cina, che invece ne chiede l'estradizione per poterli processare come terroristi: un giudice federale ha ordinato che vengano scarcerati ed accolti negli Stati Uniti. Ma il dipartimento della Giustizia dell'amministrazione Bush nei mesi scorsi ha presentato ricorso contro questa sentenza.

Intanto il ministro degli Esteri Franco Frattini (nella foto) ha dichiarato da Bruxelles subito prima di partecipare alla riunione dei capi delle diplomazie dei Ventisette in occasione del Consiglio Affari generali e relazioni esterni, che "l'Italia è pronta a collaborare" con gli Stati Uniti. Proprio l'aspetto del possibile aiuto europeo a Washington sulla questione di Guantanamo è tra i punti principali in agenda della riunione odierna. Lo riferiscono fonti della Farnesina. "Parleremo – dicono le fonti – di criteri comuni per l'Unione Europea, esiste l'esigenza di armonizzare le legislazioni nazionali". In effetti in alcuni problemi le legislazioni nazionali non forniscono un quadro di riferimento per accogliere persone incarcerate altrove senza alcuna condanna. Una cosa è certa, comunque, per l'Italia "sarà necessario procedere caso per caso" per capire quali prigionieri potrebbero essere accolti in Europa.

L'Ue, al momento, appare divisa sulla questione. La Francia ha avanzato un piano che prevede la possibilità di accogliere una sessantina di prigionieri già riconosciuti innocenti dalle autorità Usa. Cauto l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue, Javier Solana. "Non abbiamo ricevuto alcuna richiesta dai nostri amici americani – ha ribadito – è un problema americano che devono risolvere loro, ma siamo pronti ad aiutare se necessario". Solana si è spinto ad affermare che "se chiederanno aiuto penso che la risposta degli europei sarà sì".

E suona come una minaccia il commento di Karl Rove alla decisione di Barack Obama di chiudere entro il 2009 il campo di prigionia istituito dall'amministrazione Bush nella base militare americana a Cuba, secondo il sito The Politico. Parlando agli studenti della Miami University, l'ex super consigliere ed eminenza grigia di George Bush ha quindi fatto capire di aspettarsi da parte dei repubblicani una durissima resistenza contro la chiusura di quello che viene considerato il simbolo della lotta al terrorismo di Bush. "Da qui ad un anno Guantanamo non verrà chiuso – ha dichiarato -, e se lo sarà negli Stati Uniti vi sarà una lotta per stabilire dove andranno quelle persone".