Milano, 13 mar. (Adnkronos Salute) – Il vaccino anti-influenza riduce del 36% il rischio di infarto, specie nella popolazione a rischio. "In particolar modo gli anziani, le persone con una malattia cardiovascolare o già andate incontro ad attacchi coronarici. Ma nel 2012 soltanto il 42% di loro è ricorso alla vaccinazione", che invece sarebbe "un'arma di prevenzione dal doppio effetto". Parola di Enrico Agabiti Rosei, direttore della Clinica medica dell'università degli Studi di Brescia, città che ospita da oggi l'8° Congresso della Società di terapia clinica e sperimentale (Sitecs). "Purtroppo – ricorda l'esperto – in Italia non raggiungiamo mai l'obiettivo minimo di copertura del 75% delle categorie a rischio, come indicato dall'Oms. Anzi, nell'ultimo decennio il dato è sceso del 15%. Questo si è tradotto in oltre 90 mila contagi in più l'anno, completamente evitabili".Il 15% dei 60-64enni presenta condizioni di rischio legate a patologie cardiovascolari, rilevano gli specialisti. Quindi l'abbassamento dell'età di raccomandazione della vaccinazione per 'senior' a 60 anni "potrebbe rappresentare la soluzione da perseguire con decisione per proteggere le persone più fragili utilizzando al meglio le risorse. Questa è la raccomandazione anticipata nella circolare ministeriale della passata stagione". Il rapporto tra vaccinazioni e malattie cardiache è uno dei temi al centro del meeting della Sitecs, e viene affrontato da Antonio Ferro di Padova. "Insieme a 250 specialisti – prosegue Agabiti Rosei, presidente del Congresso insieme a Giuseppe Mancia e Alberico Catapano – ci focalizziamo soprattutto su prevenzione e terapie delle malattie cardiovascolari e metaboliche come ipertensione, dislipidemie, diabete e aterosclerosi, indagando anche i nessi causali tra i vari fattori di rischio". "Ad esempio, l'inquinamento atmosferico, che riguarda indistintamente tutta la popolazione a prescindere dagli stili di vita. Le ultime evidenze – ricorda il medico – suggeriscono come le polveri sottili e le altre sostanze nocive presenti nell'aria incidano non solo sulla salute di cuore e vasi, ma anche sui processi metabolici. Aumentano l'insulino-resistenza e quindi la probabilità di essere colpiti da diabete, con difficoltà a controllare poi l'andamento della malattia. Registriamo infine, nelle zone molto inquinate, un'associazione più stretta tra diabete e l'obesità, che risente ovviamente molto anche degli stili di vita e dell'impiego ottimale di farmaci nuovi o già sperimentati".