Torino, 11 mar. (Labitalia) – Il mercato delle mostre 'regge' nonostante la crisi economica. E' quanto emerge dalla ricerca 'Le mostre al tempo della crisi. Il sistema espositivo italiano nel 2012', presentata ad 'Amiex', la prima borsa internazionale delle mostre che si apre a Torino. Lo studio è stato condotto da da Fabio Achilli (direttore Fondazione di Venezia) e Guido Guerzoni (ad Polymnia Venezia). Per il 2012 il campione analizzato è di 7.555 mostre (il 70% circa del mercato espositivo), concentrate soprattutto al Nord (4.138 contro le 2.299 del Centro e le 1.118 del Sud e delle isole); le esposizioni hanno una durata media di 51,20 giorni, con una preferenza per gli eventi che durano meno di un mese. Per quanto riguarda la tipologia, netta prevalenza dell'arte contemporanea (60%) seguita a ruota dalla fotografia (14%): un dato che conferma l'attenzione nei confronti di forme espressive più legate alla contemporaneità, ma nel contempo sottolinea la scarsa attenzione verso temi come il design, la moda e la scienza. Un'altra informazione interessante emerge quando si parla di sedi espositive: il 52,1% degli appuntamenti è ospitato in luoghi privati con un incremento (+2,5%) delle aziende, a conferma di un rapporto sempre più stretto tra imprese private e mondo culturale. Un segno di cambiamento arriva dai curatori, che nel 2012 sono 3.602. Se nel 2009 le mostre con un curatore unico erano il 71,7%, nel 2012 sono scese a 64,6%: una tendenza che indica come, sotto la pressione della congiuntura economica che ha ridotto le occasioni, i professionisti abbiano preferito 'fare squadra' associandosi tra loro. A livello internazionale, negli ultimi anni, sono stati inaugurati nuovi musei e spazi espositivi soprattutto nei paesi in fase di crescita accelerata, come la Cina. Si registra anche un aumento del mercato mondiale delle mostre temporanee, itineranti o meno; la circolazione di opere è incoraggiata da molti soggetti regolativi. Dai primi dati emerge, dunque, come il settore delle mostre sia attivo nonostante la congiuntura economica negativa in corso e, in linea generale, non abbia risentito della crisi, ma abbia colto l'opportunità per riorganizzarsi e provare nuove modalità strutturali. La ricerca diventerà un appuntamento fisso anche nelle edizioni successive.