Roma, 28 feb. (Adnkronos Salute) – Da Roma al Benin, per unirsi a chi cerca di portare la medicina tradizionale anche nelle regioni più disagiate del pianeta. Risorse minime, famiglie senza una tradizione medica e pazienti che troppo spesso arrivano tardi in ospedale. E' su questi presupposti che è nato, in collaborazione con Fatebenefratelli, l'Hopital San Jean de Dieu a Tanguiéta, in Benin, meta del viaggio di volontariato di Michele Grieco, chirurgo del Sant'Andrea di Roma, che, alla vigilia della partenza insieme a tre colleghi italiani, parla della sua avventura all'Adnkronos Salute. Tanguiéta si trova nella regione più a nord del Benin, a 650 km dalle coste, nella zona più povera e desolata, tra Burkina Faso, Togo, Niger e Nigeria. "E' una regione povera – spiega Michele Grieco, chirurgo del Sant'Andrea di Roma in procinto di partire per il Benin – per fortuna i signori della guerra sono lontani. C'è addirittura una striscia di terra di 100 km politicamente ancora non assegnata. Il Benin non ha diamanti, non ha petrolio, non ha risorse e per questo è uno Stato abbandonato a se stesso. Proprio qui Fra Fiorenzo ha iniziato a costruire questo ospedale, l'unica struttura nel raggio di centinaia di chilometri". Il San Jean de Dieu Fatebenefratelli oggi vanta circa 220 posti letto, un reparto di chirurgia, uno di medicina interna, un pronto soccorso, la pediatria, la maternità e un centro nutrizionale. E' l'unico ospedale nel raggio di centinaia di chilometri, dove arrivano pazienti anche da Stati limitrofi come il Burkina Faso. A causa della grande affluenza nel cortile della struttura si formano spesso dei veri e propri accampamenti, che insieme all'ospedale sono le uniche strutture visibili dal satellite. La struttura è gestita da Fiorenzo Priuli, detto Fra Fiorenzo: bresciano della Val Camonica, non è un prete, sebbene 40 anni fa abbia pronunciato i voti di povertà, castità, obbedienza e ospitalità diventando un seguace di San Giovanni di Dio, fondatore dell?ordine dei Fatebenefratelli, ma è un gigante di altruismo, ormai venerato nella regione africana in cui opera come una vera e propria divinità.Grieco partirà il 1 marzo con due anestesisti e un dentista. "Per farlo basta proporsi e contattare Fra Fiorenzo – spiega il chirurgo – che gestisce una fitta agenda con la quale organizza i contributi che a turno medici da tutto il mondo offrono per aiutare l'ospedale di Tanguiéta". Nella struttura operano almeno due chirurghi e 7 preti medici, più qualche suora in pianta stabile, ai quali si aggiungono numerosi volontari come Grieco. "Ci si organizza da soli il viaggio. A Tanguiéta c'è necessità di attività ospedaliera, soprattutto d'urgenza, ginecologia per parti cesarei, chirurgia pediatrica per il tifo, che in Benin è endemico". Uno dei problemi più grandi a livello medico, infatti, sono le perforazioni da tifo proprio nei più piccoli. Ma i problemi sono anche di natura sociale e religiosa: "Il Benin è la regione dove è nata la religione Voodoo – spiega Grieco – con una netta maggioranza animista. Chi sta male va dallo stregone, e solo quando è in fin di vita si reca in ospedale. Non si fidano e la sfida è proprio quella convincere la popolazione che la medicina tradizionale è utile".Il San Jean de Dieu può usufruire di fondi messi a disposizione da Fatebenefratelli. "L'ospedale è abbastanza organizzato e tutti i volontari portano qualcosa. Io, ad esempio, partirò con una valigia di effetti personali e due piene di ferri chirurgici e altro materiale medico". Nonostante tutto l'impegno, però, "in sala operatoria non ci sono monitor, si fa tutto in modo empirico. Si addormentano i pazienti con farmaci vecchi e i parametri vitali si controllano a mano". Innegabile, infine, il disagio di tipo lavorativo: per potersi recare in Benin da volontari è necessario sottoporsi a numerose vaccinazioni e alla profilassi per la malaria. "Il 40% circa della popolazione è Hiv positiva", conclude il chirurgo, "tifo e meningite sono un rischio sempre presente".