Verona, 21 feb. (Labitalia) – Ottenere la legittimazione del mestiere dello spazzacamino. Questo l'obiettivo del meeting internazionale degli spazzacamini che si terrà domani, a Verona, in cui si parlerà delle modalità di riconoscimento della professione. Saranno consegnati i primi 119 certificati alle aziende associate Anfus (Associazione nazionale fumisti spazzacamini) che, seguendo il percorso formativo della scuola Fuspa, hanno ottenuto il certificato 'Anfus programma qualità' e sono, quindi, arrivati a potersi fregiare del marchio ApQ. "Da sempre – ammette spiega a Labitalia Giovanni Paoletti, fondatore e segretario generale dell'Anfus – ci battiamo per il riconoscimento professionale degli spazzacamini, che in anni neppure lontani erano classificati come mestieri girovaghi al pari del ciarlatano venditore di pozioni magiche e oggi sono liberi di prendere una partita Iva come impresa di pulizia, comprare gli attrezzi e via, senza nessuna formazione, a morire sui tetti. L'importante è che gli studi di settore quadrino e le tasse si paghino; e anche qui bisogna fare attenzione perché lo spazzacamino è un lavoratore in proprio, quindi non un evasore criminale che merita di morire di lavoro". "In questo periodo economico difficile – sostiene – le richieste per la formazione sono in diminuzione, e questo è un segnale negativo perché la mancanza di formazione incide sulla sicurezza. Per questo, auspichiamo anche per gli spazzacamini manutentori quanto già previsto dalla legge per la formazione degli installatori, ovvero un serio e strutturato programma di formazione obbligatoria per chi esercita nel settore della manutenzione, erogato dalle Province e quindi accessibile a tutti". "In mancanza di una legge che obblighi a un'adeguata formazione – rimarca Paoletti – gli incidenti, anche mortali, non mancano. L'Anfus denuncia la mancanza dell'applicazione delle norme per la messa in sicurezza dei tetti e l'inosservanza di quelle sulla sicurezza del lavoro. La legge prevede per i lavori eseguiti a un'altezza superiore a 2 metri la predisposizione di idonee opere provvisorie quali ponteggi e parapetti". "Nonostante le deroghe concesse su tali disposizioni – puntualizza Giovanni Paoletti – è invece proprio nel caso di brevi interventi di manutenzione che dispositivi di protezione, come le linee vita e le imbracature di sicurezza, possono salvare la vita di chi opera sulle coperture"."Ma nella pratica – osserva – i controlli latitano e, quando ci sono, mirano unicamente a colpire il datore di lavoro che trascura le misure di sicurezza per i dipendenti, mentre se a rischiare la vita è un artigiano senza dipendenti sono 'affari' suoi. I Comuni fanno quello che possono: come si fa – si domanda – ad impiegare la Polizia municipale a controllare una pletora di infiniti cantierini che compaiono e scompaiono in una 'farandola' di prestazioni sottopagate quando ci sono tante e poi tante macchine in sosta vietata da sanzionare a beneficio del 'Moloch-Comune' e quindi dell'intera collettività".