Milano, 3 feb. (Adnkronos Salute) – Pace a rischio all'ospedale San Raffaele di Milano. A 9 mesi dall'accordo che in maggio ha permesso di scongiurare 244 licenziamenti nel comparto (infermieri, personale di supporto, tecnici e amministrativi), i sindacati tornano a denunciare un "nuovo gravissimo attacco ai diritti e ai salari dei lavoratori". A scatenare la protesta una comunicazione inviata dall'azienda venerdì 31 gennaio, giorno di busta paga, in cui l'amministratore delegato Nicola Bedin annuncia l'adozione dal 1 gennaio di quest'anno di un 'Regolamento Osr' (ospedale San Raffaele) al posto del contratto nazionale della sanità. "Un Regolamento in perfetto stile Fiat-di-Marchionne", accusa la Usb che "respinge totalmente l'iniziativa unilaterale dell'azienda, promuove ogni iniziativa sindacale e legale per contrastare la condotta antisindacale dell'amministrazione" e "invita i lavoratori e le lavoratrici del San Raffaele, pazienti e cittadini a mobilitarsi".Nella comunicazione dell'Ad si fa riferimento a precedenti incontri con i sindacati e si spiega che, "dal 1 gennaio 2014, per il personale già in forza al 31 dicembre 2013, acquista efficacia la disdetta/recesso di tutti gli accordi che prevedevano l'applicazione di contratti collettivi nazionali di lavoro del comparto sanità". L'obiettivo finale è il passaggio al contratto Aiop della sanità privata, la cui entrata in vigore, pur "per il solo personale dipendente al 31 dicembre 2013", viene però "posticipata al 1 gennaio 2016. Il periodo transitorio dal 1 gennaio 2014 al 31 dicembre 2015 – si legge ancora nella comunicazione – sarà regolato da uno specifico 'Regolamento'". I cui primi effetti "si sono già fatti sentire sullo stipendio di gennaio con la correzione di alcune voci", sottolinea Daniela Rottoli, coordinatrice della Rsu. "Mentre i lavoratori stanno facendo la loro parte per il risanamento dell'ospedale non vediamo alcun piano di rilancio, ma solo un accanimento contro i lavoratori e gli stessi pazienti", denuncia la Usb che parla di "orario di lavoro come pare e piace all'azienda, ferie e riposi compensativi ridotti e imposti, peggioramento dei diritti sulla maternità e paternità, introduzione del comporto anche per l'infortunio sul lavoro, peggioramento delle leggi sui congedi per gravi motivi personali e familiari, e facoltà dell'azienda di licenziare chi si ammala e licenziamento per raggiunti limiti di età". E questo nonostante il taglio del 10% al costo del personale, previsto dall'accordo di maggio, e benché dopo il passaggio alla nuova proprietà il comparto abbia perso a detta dei sindacati "oltre 400 persone", fra "contratti a termine non rinnovati – precisa Rottoli – e colleghi che hanno lasciato e non sono mai stati sostituiti".