Roma, 22 gen. (Labitalia) – "Stiamo lavorando in questi giorni con Cisl e Uil su una piattaforma di lavoro e sviluppo per Civitavecchia e il suo comprensorio. Al centro di questa piattaforma abbiamo posto due pilastri: il polo industriale e il porto. Il problema è che al momento non esiste relazione diretta tra il porto e il territorio. Lo scalo portuale infatti conta infatti 5 milioni di passeggeri l'anno con l'attività crocieristica, ma questo porta un ritorno economico pari a zero per il territorio". Così Cesare Caiazza, segretario generale della Cgil di Civitavecchia, fa il punto con Labitalia, sulle attività dello scalo portuale laziale. Per Caiazza, dal porto potrebbe arrivare quella spinta allo sviluppo dell'economia locale che ancora manca. "La maggior parte dei passeggeri -spiega- si sposta su Roma non essendoci nessun collegamento attualmente con quello che è, ad esempio, il turismo culturale sul territorio. Anzi, la presenza in contemporanea di così tanti turisti in alcuni casi provoca dei problemi per il traffico ferroviario. Basti pensare che quando arrivano 4-5 navi al porto, abbiamo la presenza di almeno 40mila persone nella città".Per il dirigente sindacale, questo non vuol dire sminuire l'importanza del porto per il territorio, che sta attraversando una fase di forte crisi occupazionale. "Sia chiaro -rimarca- il porto resta una grande risorsa, non solo per lo scalo crocieristico ma anche per il traffico merci, ma potrebbe dare molto di più, essere un volano per lo sviluppo e la creazione di occupazione per l'intero territorio. Complessivamente, nell'area portuale sono impiegate, considerato anche l'indotto, qualche migliaio di persone, ma il numero potrebbe essere maggiore, con ricadute per gli altri settori economici". E il sindacato è pronto a mettere in campo delle azioni per agevolare l'inserimento al lavoro nell'area portuale. "Noi abbiamo anche chiesto di fare sul territorio di Civitavecchia -spiega Caiazza- dei corsi di formazione per il personale di bordo delle navi da crociera. Questo perchè, per il traffico crocieristico presente sul porto, il ritorno dal punto di vista del lavoro, in questo settore lavorativo, è pari a zero. Quindi noi chiediamo -sottolinea- di fare dei corsi di formazione in modo tale da inserire almeno qualche centinaio di lavoratori provenienti dal comprensorio di Civitavecchia all'interno del personale di bordo delle navi da crociera che fanno scalo su Civitavecchia". Ma per Civitavecchia un'altra opportunità di sviluppo potrebbe arrivare dall'Isola del Giglio, e cioè dallo smantellamento della Concordia. "Civitavecchia ha dei fondali di 15 metri, basterebbe scavare solo altri 3 metri -spiega Caiazza- per raggiungere il livello necessario all'arrivo del relitto della Costa. Secondo noi, creare ad esempio a Civitavecchia un polo per lo smantellamento delle navi potrebbe rappresentare un'inversione di tendenza rispetto alla situazione attuale in cui le navi vengono smantellate in India e in altri paesi del terzo mondo con condizioni ambientali e di lavoro inaccettabili". In conclusione, per Caiazza, lo sviluppo del porto non dovrà essere slegato da quello delle attività economiche sul territorio. "Vanno bene i lavori di ampliamento del porto, ma purtroppo l'allarme che noi lanciamo -conclude Caiazza- è che allo sviluppo dello scalo portuale non corrisponde uno sviluppo del territorio".