Home Nazionale Sanità: Consiglio di Stato, solo medico può dirigere Unità operativa

Sanità: Consiglio di Stato, solo medico può dirigere Unità operativa

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Roma, 20 gen. (Adnkronos Salute) – Dopo circa otto anni di contenzioso amministrativo, il Consiglio di Stato ha stabilito in via definitiva che soltanto un medico è abilitato a dirigere un'Unità operativa complessa (Uoc) di una Asl. Una sentenza accolta con un plauso dall'Ordine provinciale dei medici-chirurghi e degli odontoiatri di Roma. "E' una pronuncia determinante per la tutela tanto della salute del paziente nel suo complesso quanto della nostra professione. Per alcuni aspetti direi storica per la categoria medica", commenta il presidente dei camici bianchi capitolini, Roberto Lala.Il Consiglio di Stato, infatti, ha riformato una precedente sentenza del Tar Lazio del 2007 (la n. 10538), accogliendo pienamente le tesi dell'Ordine di Roma, formulate dall'avvocato Francesco Caroleo, in opposizione a un ricorso dell'Ordine degli Psicologi del Lazio che aveva impugnato l'avviso pubblico di una Asl per il conferimento di incarico di direttore della propria Uoc per le dipendenze patologiche, afferente all'Area Medica-Medicina interna e comprendente anche il Sert (Servizio Tossicodipendenze). Oggetto dell'impugnazione, ricorda l'Ordine dei medici di Roma, la scelta di riservare la partecipazione alla selezione dell'incarico ai soli medici, senza prevedere anche quella degli psicologi.Sul lungo contenzioso ha fatto ora chiarezza la decisione del Consiglio di Stato, sottolineando che "non si vede come avrebbe potuto essere affidato un servizio di Medicina interna, per il solo fatto che vi era ricompreso anche un Sert, alla direzione di una professionalità diversa da quella appartenente all?area medica, tenuto presente che l'Unità operativa di medicina interna era articolata in vari ambulatori e degenze e dunque implicava la somministrazione di cure dirette ai pazienti"."Da anni l'Ordine di Roma difende la centralità e l'esclusività dell'atto medico dalle numerose invasioni di campo da parte di profili professionali non medici che determinano rischio di minore tutela della salute – ricorda Lala – Tali profili professionali sono una ricchezza per l'intero sistema sanitario, ma ognuno li deve esercitare nell'ambito delle proprie competenze. Questa fondamentale decisione della Magistratura ammnistrativa va ben oltre il caso specifico – evidenzia ancora il presidente dell'Ordine della Capitale – e traccia un confine ben preciso e invalicabile anche per tutte quelle altre professioni sanitarie non appartenenti all'area medica".