Roma, 16 dic. (Adnkronos Salute) – Per i giovani italiani sballarsi non è cool e l'abitudine di bere al sabato sera, il cosiddetto binge drinking, non coincide con l'ubriachezza secondo i ragazzi, convinti che bere 5 o più bevande in un'unica occasione non renda ubriachi ma brilli. Lo rivela un?indagine qualitativa effettuata in tre città italiane del Nord, Centro e Sud, realizzata da Eclectica in collaborazione con l?Università di Torino e l'Osservatorio Permanente Giovani e Alcol e presentata oggi a Torino, al convegno 'Realtà e rappresentazioni del binge drinking. Oltre le quantità: la discutibile soglia dell'eccesso per i giovani italiani'."In realtà contrariamente ai luoghi comuni in Italia anche nelle nuove generazioni permane una connotazione negativa dell?ubriachezza e delle sue conseguenze, che si accentua crescendo. Mentre l?ebbrezza è vista come un collante sociale, l?ubriachezza, anche secondo i ragazzi, può arrecare danno agli altri e rovinare una serata", dice Franca Beccaria, alcologa responsabile di Eclectica, commentando i risultati delle ricerche integrate realizzate a Torino, Roma e Salerno e sul web su un piccolo campione di adolescenti (15-17 anni) e giovani (22-24 anni) che praticano il binge drinking.Dalle due indagini complementari emerge un?opinione generalmente negativa nei confronti dell?ubriachezza, sia per le sue conseguenze in termini di effetti fisici e rischi (sui quali esiste un elevato grado di attenzione e di consapevolezza) che per l?impatto negativo sulle relazioni sociali. L?essere brilli o euforici, al contrario, è considerato uno stato ottimale per godere della compagnia degli amici. Questa apparente maturità di relazione con le bevande alcoliche non esclude che le bevute possano sfociare nell?ubriachezza. Inoltre anche se i ragazzi e le ragazze sono perlopiù spinti a bere da ragioni 'positive', quali il divertimento e la compagnia, il quadro è composito ed emergono motivi più allarmanti all'origine delle bevute: il bere per allontanare lo stress della giornata e per rispondere alle attese sociali o a situazioni di disagio personale. I 'binge drinker', poi, non rappresentano una categoria di bevitori omogenea, ma appartengono a diversi profili di bevitori. Ad esempio, alcuni sono abituati a concentrare le bevute in un arco temporale ristretto (specialmente i più giovani e gli appartenenti al ceto sociale medio-basso), altri a diluirle in più tempo (la maggioranza, costituita soprattutto dai più grandi) al fine di non ubriacarsi. Così come ci sono quelli che bevono a stomaco vuoto per sentire prima gli effetti dell?alcol, c?è anche chi conta tra le 5 o più bevute quelle consumate durante una cena con gli amici o i parenti.Obiettivo principale della ricerca è di contribuire a comprendere la notevole variabilità dei dati fornita dalle ricerche quantitative sull binge drinking che vanno dal 35,5% dell?Espad (tra i 15-16enni nell?ultimo mese) al 14,6% della Doxa-Osservatorio permanente giovani e alcol (tra i 13-24enni ultimi tre mesi). La ricerca vuole anche spiegare il perché della differenza riscontrata tra le dichiarazioni sugli episodi di ubriachezza (13%, dato tra i più bassi in Europa) e quelle relative al binge drinking (35,5%, di poco sotto la media europea). Particolarità questa che contraddistingue i giovani italiani e che solleva il dubbio sull?applicabilità del concetto di binge drinking nel nostro contesto. La ricerca mostra come in genere vengano accomunati sotto la stessa etichetta di binge drinking stili di consumo molto diversi. Una modalità di 'lettura' che, per gli esperti non è positiva. "Nell?ottica di una più onesta e utile strategia comunicativa – si legge in una nota dell'Osservatorio giovani e alcol – bisognerebbe riconoscere e valorizzare gli aspetti che, nonostante le influenze della cultura globale dell?alcol e delle economie della notte, denotano un carattere ancora fortemente legato alla cultura tradizionale: la connotazione negativa dell?ubriachezza e il suo progressivo abbandono nell'età adulta".