Home Nazionale Sanità: malati cronici, 75% associazioni denuncia ritardi diagnosi

Sanità: malati cronici, 75% associazioni denuncia ritardi diagnosi

0

Roma, 13 dic. (Adnkronos Salute) – C'è chi aspetta in media otto anni per una diagnosi di endometriosi e perfino chi ha atteso 33 anni per scoprire di essere affetto dalla sindrome di Bechet: in Italia, il 75% delle associazioni dei malati cronici dichiara di aver ravvisato ritardi diagnostici nella propria patologia di riferimento. E' la fotografia scattata dal XII Rapporto nazionale sulle politiche della cronicità, presentato oggi a Roma dal Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici (CnAMC) di Cittadinanzattiva.Il sospetto diagnostico – spiega Cittadinanzattiva – viene formulato generalmente dallo specialista di riferimento (67%) e solo nel 20% dei casi dal medico di medicina generale che si interfaccia con lo specialista solo per il 59% delle associazioni. Si può attendere, quindi, otto anni in media per una diagnosi di endometriosi o cinque per la diagnosi di Lupus Eritematoso Sistemico. C'è addirittura chi ha atteso 33 anni per la diagnosi della sindrome di Bechet. Le cose non vanno meglio per i tempi medi: c'è chi attende al massimo un anno, ma anche chi in media attende dai due ai sei anni. In generale dipende dal medico che incontri o dal trovarsi al Nord o al Sud. Dall'indagine emergono anche le difficoltà per vedersi riconosciuti l'handicap grave (+44% rispetto al 2011) e il contrassegno per invalidi (+21% rispetto al 2011), così come aumentano le difficoltà di accesso alla invalidità (+16%). Il 68% delle associazioni, a distanza di oltre due anni dall'entrata in vigore della nuova legge, non riscontra né semplificazione né riduzione nei tempi per il riconoscimento: il 65% afferma che i propri associati sono costretti a sottoporsi a doppia visita di accertamento, presso la Asl e l'Inps, anche perché il medico Inps continua a non essere integrato nella commissione di accertamento nel 45% dei casi. Le convocazioni a visita di verifica avvengono in maniera non regolare per il 41% delle associazioni, attraverso sms (59%), lettera semplice (47%) o addirittura messaggi lasciati in segreteria (12%).